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	<title>Vai Taormina &#187; amico libro</title>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. &#8220;Un giorno perfetto&#8221;, il romanzo di Melania Mazzucco pubblicato nel 2005</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:11:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26590" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2012/01/un-giorno-perfetto-29-01-12.jpg"><img class="size-full wp-image-26590" title="un giorno perfetto 29 01 12" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2012/01/un-giorno-perfetto-29-01-12.jpg" alt="." width="160" height="260" /></a><p class="wp-caption-text">.</p></div>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un lungo flashback sulle ventiquattro ore precedenti all’irruzione della polizia in un appartamento, il numero civico 27, di una via periferica a Roma, dove si sono sentiti degli spari. Questo è il romanzo di Melania Mazzucco: “Un giorno perfetto”, pubblicato nel 2005, trasformato in un film nel 2008 da Ferzan Ozpetek. Titolo rappresentativo, che riprende la nota canzone di Lou Reed, e che ci dà aspettative ben diverse dalle storie personali drammatiche dei tanti personaggi, che sono osservati in questo romanzo. Partiamo da Elio Fioravanti, politico corrotto, scaricato dai compagni di partito, che nel suo giorno perfetto recita un discorso sbagliato al suo comizio elettorale; l’ultimo della sua carriera. Continuiamo con la sua famiglia: la seconda moglie, Maja, donna raffinata e infelice, che in quelle fatidiche ore trova la casa dei suoi sogni, dove potersi finalmente rifugiare, ma il suo perbenismo la fermerà; i due figli, uno per matrimonio, Zero, il maggiore, scrittore ribelle a tal punto da fare esplodere proprio quel giorno una bomba in un McDonald’s; e Camilla, la piccola di casa, che compie sette anni, e che in quel giorno vuole organizzare la festa più bella e invitare Kevin, il figlio del poliziotto, che fa da scorta al padre. Conosciamo così un altro nucleo familiare, di cui le vite s’intrecciano con il primo: i Buonocore, da poco separati. Emma, non potendosi permettere un appartamento, vive da sua madre con i suoi due figli, e in quello che doveva essere il suo giorno perfetto, perde il lavoro; Valentina, la figlia maggiore, a dispetto dei genitori si fa un piercing all’ombelico e Kevin, il più piccolo, deve recarsi alla festa di compleanno di Camilla ma perde le mutande. Antonio, infine, padre esemplare ma marito violento, non riesce ad accettare la separazione dalla moglie e dai figli e in quel terribile giorno carica la pistola. Sullo sfondo di queste vite spezzate c’è descritta Roma, vista attraverso i suoi quartieri eleganti e le sue periferie povere, le sue strade caotiche di giorno e terribilmente vuote di notte; vista attraverso i finestrini dei tram e delle metropolitane affollate, i negozi di abbigliamento dei cinesi e quelli delle parrucchiere nigeriane, gli alberghi a cinque stelle e quelli a due per i turisti di passaggio, ma soprattutto una città descritta attraverso l’andirivieni di uomini e donne che appartengono a un’umanità variegata, sospesa in una realtà frenetica. Il giorno perfetto per la Mazzucco è quello che ti spiazza, ti stravolge, ti annienta, ti segna, ti fa cadere così in basso da smembrarti la vita. Il romanzo della Mazzucco non ha spazio per la speranza. Per questo ci appare come un affresco crudele di una società in una grande città in un giorno qualunque: Roma come metafora dell’Italia intera.<br />
<strong>Milena Privitera</strong></span></span></p>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. “Mr Gwyn” di Alessandro Baricco, un romanzo intenso e umano</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 00:00:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alessandro Baricco supera se stesso nel suo ultimo e ottavo romanzo, pubblicato da Feltrinelli a novembre: “Mr Gwyn”. Supera se stesso, dicevamo, perché ha aggiunto a una trama sospesa tra realtà e fantasia, che ha caratterizzato anche i suoi precedenti romanzi, una prosa asciutta, scevra da ogni orpello, scorrevole, impeccabile. Salta fuori così un ritratto intenso, umano, di uno scrittore inglese di quarantatré anni, appunto Jasper Gwyn (in lui c’è molto di Baricco stesso). Mr Gwyn, dopo aver raggiunto una certa fama letteraria, consegna al Guardian, noto giornale inglese, una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26169" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2012/01/baricco-09-01-12.jpg"><img class="size-full wp-image-26169" title="baricco 09 01 12" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2012/01/baricco-09-01-12.jpg" alt="." width="160" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">.</p></div>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alessandro Baricco supera se stesso nel suo ultimo e ottavo romanzo, pubblicato da Feltrinelli a novembre: “Mr Gwyn”. Supera se stesso, dicevamo, perché ha aggiunto a una trama sospesa tra realtà e fantasia, che ha caratterizzato anche i suoi precedenti romanzi, una prosa asciutta, scevra da ogni orpello, scorrevole, impeccabile. Salta fuori così un ritratto intenso, umano, di uno scrittore inglese di quarantatré anni, appunto Jasper Gwyn (in lui c’è molto di Baricco stesso). Mr Gwyn, dopo aver raggiunto una certa fama letteraria, consegna al Guardian, noto giornale inglese, una lista di 52 cose da non fare mai più nella sua vita. In cima a tutte “smettere di scrivere”. Il suo desiderio, vedremo sin dalle prime pagine del romanzo, non è la crisi che affligge molti scrittori a un certo punto della loro carriera, ma è un voler reinventarsi, cambiare prospettiva, ritornare all’origine della scrittura, a quel gesto semplice, quotidiano, ripetitivo che è mettere in ordine i propri pensieri in una frase. Gwyn vuole fare il copista, vuole scrivere brevi ritratti – scriverli non dipingerli &#8211; impresa ardua che a lui riesce perfettamente grazie all’aiuto di Rebecca (sua segreteria, suo primo ritratto), all’amico editore Tom (suo penultimo ritratto) ma soprattutto a una scelta minuziosa, poetica, fantasiosa del luogo adatto, della musica giusta, della luce perfetta. Sfilano così l’agente immobiliare John Septimus Hill, il musicista David Barber, i suoi cani hanno il nome di noti pianisti, l’artigiano di Camden Town e le sue lampadine modello “Caterina dei Medici”, destinate a spegnersi silenziosamente in 32 giorni ad una ad una. In questo luogo tra il reale e magico Gwyn riesce a mettere a nudo i personaggi che accuratamente ha selezionato e a cui ha deciso di scrivere il ritratto: dopo Rebecca, segretaria impeccabile, amica, confidente; un uomo di sessantatre anni che per  tutta la vita aveva venduto orologi d’antiquariato; una donna di quarant’anni single che aveva studiato architettura e che si divertiva a fare import-export con l’India; una cinquantenne che voleva un regalo straordinario dal marito (cos’è più straordinario di una “lettura-scrittura della propria anima”); un ragazzo di trentadue anni economista, che di fatto fa pittore &#8211; ritratto interrotto per la malattia di Tom, suo editore che chiede in punto di morte un ritratto &#8211; ; una ragazzina bellissima e viziatissima. Quest’ultimo ritratto porta Gwyn a staccare in maniera lucida, meditata, di nuovo dalla sua vita e decidere di scomparire. Incastonata poi nel romanzo la figura della signora con il foulard impermeabile, incontrata per caso nella sala d’aspetto di un medico. Lei diventerà per lo scrittore-copista-ritrattista il suo antidoto alla solitudine , la sua consigliera, la sua sostenitrice. Ma chi è veramente Jasper Gwyn (Mr White/Il signor Bianchi)? Un visionario, un originale, Rebecca scopre addirittura che Gwyn ha scritto altri romanzi sotto altri nomi, Akash Narayan e Klarisa Rode. Gwyn è un essere umano con un grande dono, quello di cogliere l’essenza della vita e di saperla narrare. Gwyn è colui che riesce a scrivere pagine di libri mai scritti, quei libri che parlano delle nostre storie, delle nostre vite.<br />
<strong>Milena Privitera</strong></span></span></p>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. “Platone segugio e i delitti della monade” di Silvio Aparo, un romanzo mozzafiato</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 22:26:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Platone segugio e i delitti della monade” di Silvio Aparo, giornalista-scrittore siciliano, casa editrice Melino Nerella, è un romanzo storico, con una trama investigativa mozzafiato. Siamo a Siracusa, sotto il governo crudele del tiranno Dionisio (388 a.c.), Dione, suo cognato, riunisce in un circolo tutti i seguaci della filosofia di Platone, a cui si affiancano alcuni sostenitori della filosofia di Pitagora. Uno dei membri, Filolao, depositario delle sacre dottrine del Nume, muore in circostanze sospette. Nel frattempo altri confratelli sparsi in tutta la Grecia e le sue colonie subiscono la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25623" class="wp-caption alignleft" style="width: 120px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/12/Platone-19-12-11.jpg"><img class="size-full wp-image-25623" title="Platone 19 12 11" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/12/Platone-19-12-11.jpg" alt="." width="110" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">.</p></div>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">“Platone segugio e i delitti della monade” di Silvio Aparo, giornalista-scrittore siciliano, casa editrice Melino Nerella, è un romanzo storico, con una trama investigativa mozzafiato. Siamo a Siracusa, sotto il governo crudele del tiranno Dionisio (388 a.c.), Dione, suo cognato, riunisce in un circolo tutti i seguaci della filosofia di Platone, a cui si affiancano alcuni sostenitori della filosofia di Pitagora. Uno dei membri, Filolao, depositario delle sacre dottrine del Nume, muore in circostanze sospette. Nel frattempo altri confratelli sparsi in tutta la Grecia e le sue colonie subiscono la stessa sorte. Dietro queste morti c’è uno strano ma preciso disegno persecutorio. Questa tesi è confermata da una serie di sfortunati avvenimenti, in parte casuali, minacce, inseguimenti nei vicoli della Siracusa di quel tempo, incontri imprevisti, altri morti per avvelenamento. A districare il mistero e per scoprire l’assassino o gli assassini è chiamato da Atene Platone, filosofo dalle doti logico-deduttive. Il filosofo nella sua ricerca della verità si scontra con lotte politiche e con la religione ebraica, approdata da pochi mesi in Sicilia. Platone con il suo ingegno riesce a trovare e interpretare le tre pergamene di Filolao, che lo invita ad accettare di far parte dei seguaci del dio Aton, di diffondere i suoi principi, che regolano la libertà spirituale degli uomini e a credere a un unico Dio. La terza pergamena poi è il testamento di Filolao, che porta Platone alla comprensione del libro sacro di Pitagora, che indica tre porte: quella della solidarietà e dell’altruismo; quella della malvagità e dell’odio; ed infine quella della pazienza e dell’amore. Solo chi accede a quest’ultima avrà l’immortalità dell’anima e del pensiero.  Platone così riesce a trarre le conclusioni e a completare il difficile puzzle: Maestro Simone – padre di Sarah, promessa sposa a Dionisio per necessità- inchiodato a letto aveva dimostrato tanta, tanta pazienza; Filtide, pitagorica, invece, aveva messo in mostra il volto autentico dell’odio, della malvagità e del tradimento. Già il titolo del romanzo ci suggerisce che Platone, filosofo-detective, non deve solo scoprire l’assassino ma difendere l’attendibilità dei discepoli e le idee pitagoriche. Monade, infatti, per Pitagora indica il principio da cui derivano tutti i numeri e per Platone è sinonimo di Uno. Nella Monade insomma è racchiusa l’eterna lotta tra il principio materiale e quello spirituale dell’unità armonica del mondo. Dopo il successo del suo primo romanzo, Silvio Aparo ritorna con un secondo titolo che vede protagonista di nuovo il filosofo-detective, che stavolta ha come sfondo una serie di omicidi nella mitica civiltà di Atlantide, “Platone segugio e delitti di Atlantide”.<br />
<strong>Milena Privitera</strong></span></span></p>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. &#8220;Otel Bruni&#8221; di Valerio Massimo Manfredi, l&#8217;epopea di una numerosa famiglia di mezzadri</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 22:16:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Otel Bruni” di Valerio Massimo Manfredi è l’epopea di una numerosa famiglia di mezzadri, che vive nella pianura emiliana, raccontata attraverso gli avvenimenti accaduti durante la prima metà del secolo appena finito. Le vicende di ogni singolo membro della famiglia s’intrecciano con i grandi sconvolgimenti del periodo in questione, prima e seconda guerra mondiale, fascismo e resistenza. L’autore, archeologo, storico, scrittore, apprezzato, sposta in questo suo ultimo romanzo l’attenzione dai grandi della storia del passato a una famiglia contadina, prototipo di tante simili, della storia italiana del novecento. I Bruni, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24866" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/11/otel-bruni-25-11-11.jpg"><img class="size-full wp-image-24866" title="otel bruni 25 11 11" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/11/otel-bruni-25-11-11.jpg" alt="." width="160" height="260" /></a><p class="wp-caption-text">.</p></div>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">“Otel Bruni” di Valerio Massimo Manfredi è l’epopea di una numerosa famiglia di mezzadri, che vive nella pianura emiliana, raccontata attraverso gli avvenimenti accaduti durante la prima metà del secolo appena finito. Le vicende di ogni singolo membro della famiglia s’intrecciano con i grandi sconvolgimenti del periodo in questione, prima e seconda guerra mondiale, fascismo e resistenza. L’autore, archeologo, storico, scrittore, apprezzato, sposta in questo suo ultimo romanzo l’attenzione dai grandi della storia del passato a una famiglia contadina, prototipo di tante simili, della storia italiana del novecento. I Bruni, Callisto e Clerice, e i loro nove figli, sette maschi e due femmine, vivono una vita fatta di grossi sacrifici, coltivando i campi e consegnando quasi tutto il raccolto al notaio Barzini, proprietario della terra, ma si riuniscono per celebrare il rito della veglia soprattutto nelle lunghe e fredde notti d’inverno nella grande stalla. Qui con i vicini e i pellegrini, che ospitano con grande generosità, trascorrono le serate davanti a un buon bicchiere di vino e tante belle, fantastiche, misteriose storie. Le storie più ascoltate sono quelle raccontate dal Cleto, l’ombrellaio vagabondo, uno strano individuo, che si presenta ogni inverno all’Otel Bruni, o quelle del Fonso, il cantastorie, che era conteso dalle famiglie di tutta la pianura, ma che nella stalla dei Bruni ci va più spesso perché innamorato di Maria. La storia più terribile poi è quella della capra d’oro, idolo demoniaco, che ogni volta che appare è presagio di orribili sciagure. E apparirà proprio allo scoppio della prima guerra mondiale e i sette figli maschi dei Bruni (Gaetano, Armando, Floti, Checco, Savino, Dante e Fedro), non potranno sottrarsi al corso della storia. Tutti e sette partiranno per la guerra, Callisto muore dal dolore, e una volta tornati dalla guerra ognuno di loro è diverso profondamente segnato nel fisico e nella mente. I Bruni però sono forti e si rimboccano le maniche, guardando avanti con fiducia, si sposano fanno figli continuano a coltivare la terra. Man mano però che un nuovo mondo si ricostruisce, incominciano i primi scontri e malcontenti tra i fratelli, inutile è lo sforzo della Clerice di tenere unita la famiglia. Il rogo della stalla ad opera dei fascisti segna la fine di un’epoca, nulla sarà più lo stesso. La famiglia si divide ognuno prende la sua strada e i più deboli non garantiti dalla solidarietà degli altri, andranno incontro a tempi molto duri che vedrà coinvolti i loro figli nella seconda guerra mondiale (Corrado il figlio di Floti sarà disperso in Russia e Vasco figlio di Checco morirà tra atroci dolori, all’ospedale di Bologna per cancrena). La saga della famiglia Bruni si termina con la guerra civile, le distruzioni, le umiliazioni e Fabrizio, figlio di Savino, va su a fare il partigiano e ritorna a casa senza una gamba. L’ultimo romanzo di Manfredi è un libro che si legge tutto d’un fiato e che ci riporta in un mondo contadino, schietto, leale, fatto di cose semplici, gesti quotidiani, profonda conoscenza della natura e dell’animo umano. Attraverso gli occhi dei protagonisti di “Otel Bruni” noi lettori immaginiamo l’aia delle fattorie emiliane, le trincee del Carso, le steppe della Russia, Marzabotto, Grizzana, Vergato, e riusciamo a risentire i racconti dei nostri nonni e per chi ha la mia età anche quelli dei i nostri genitori.<br />
<strong>Milena Privitera</strong></span></span></p>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. &#8220;Lo scalpellino&#8221;: da un lato la storia di Sara, dall&#8217;altro quella di Agnes</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 20:11:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il fenomeno editoriale del giallo svedese ha dell’incredibile, dal 2007 a oggi, infatti, gli scrittori di thriller, nativi in Svezia, che sono riusciti a imporsi sul mercato editoriale nel mondo, sono ormai tanti. Solo per citarne alcuni: Henning Mankell, Asa Larsson, Arne Dahl, Liza Marklund, Leif GW Persson, Camilla Läckberg. Il poliziesco svedese ha tutte le caratteristiche del “genere” ma si differenzia e per questo conquista il lettore, per due motivi: la prima l’analisi psicologia dei protagonisti; la seconda l’ambientazione, lunghi inverni illuminati dalle aurore boreali. Ho scelto l’ultimo romanzo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24277" class="wp-caption alignleft" style="width: 142px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/11/lo-scalpellino-06-11-11.jpg"><img class="size-full wp-image-24277" title="lo scalpellino 06 11 11" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/11/lo-scalpellino-06-11-11.jpg" alt="." width="132" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">.</p></div>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il fenomeno editoriale del giallo svedese ha dell’incredibile, dal 2007 a oggi, infatti, gli scrittori di thriller, nativi in Svezia, che sono riusciti a imporsi sul mercato editoriale nel mondo, sono ormai tanti. Solo per citarne alcuni: Henning Mankell, Asa Larsson, Arne Dahl, Liza Marklund, Leif GW Persson, Camilla Läckberg. Il poliziesco svedese ha tutte le caratteristiche del “genere” ma si differenzia e per questo conquista il lettore, per due motivi: la prima l’analisi psicologia dei protagonisti; la seconda l’ambientazione, lunghi inverni illuminati dalle aurore boreali. Ho scelto l’ultimo romanzo della Läckberg, già in classifica in Italia da alcune settimane, “Lo scalpellino”, che chiude, almeno per ora, la trilogia della coppia Erika Falck e Patrick Hendström. Il romanzo procede su due piani temporali che si ricongiungono nel capitolo finale, da un lato la storia di Sara, bambina con disturbi comportamentali, che è ripescata morta da Frans Bengts, che vive pescando aragoste per i turisti nel mare di Fjällbacka, dall’altro la storia di Agnes, ragazza ricca e viziata prima, donna sola, psicopatica e povera dopo. Dall’autopsia si scopre che Sara non è morta per annegamento, nei suoi polmoni, infatti, si trova acqua dolce e sapone: qualcuno l’ha annegata in una vasca da bagno prima di gettarla in mare. Mentre Erika, nota scrittrice di biografie, mamma da poche settimane, è alle prese con una depressione post partum, Patrick, poliziotto e suo compagno di vita, comincia a indagare. E ancora una volta nella bella cittadina, a 500 km da Stoccolma, scelta dall’attrice Ingrid Bergman come dimora, si scatenano drammi familiari che il tempo non è riuscito a placare. Patrick s’imbatte così con tradimenti, gelosie, rancori, violenze, pedofilia, tutti i peggior mali misteriosamente nascosti nelle famiglie apparentemente tranquille di Fjällbacka, che distruggono le relazioni dei e tra i molteplici personaggi della Läckberg. Ne viene fuori un ritratto di un paese dove ciò che conta è l’apparenza oltre ogni logica, ma anche di una netta separazione tra classi sociali, in cui una borghesia benestante si chiude in se stessa, rendendosi inaccessibile agli altri. Al lettore attento non manca la possibilità di intuire, sin dalle prime pagine, chi è l’assassino e l’artefice maligno di ogni azione, come gli è data la possibilità di leggere il romanzo in due modi diversi, ma che conducono come abbiamo detto alla stessa soluzione: leggendo i capitoli nella sequenza voluta dall’autrice (intreccio) o in quella facilmente individuabile grazie all’uso del corsivo e dell’ordine logico e cronologico, 1926-1962, (fabula). Al terzo romanzo della sua serie Camilla Läckberg traccia una figura femminile dalla psiche mostruosa e dagli effetti devastanti e dimostra che spesso troppo spesso il passato ritorna lacerante.<br />
<strong>Milena Privitera</strong></span></span></p>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. &#8220;Sembra facile&#8221;: l&#8217;esperienza di Arianna e Ugo Conti raccontata a Luca Serafini</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 19:43:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Luca Serafini, noto giornalista sportivo di Mediaset, ha raccolto con grande maestria l’esperienza dei suoi amici Arianna e Ugo Conti (attore versatile) di diventare genitori grazie alla scienza. Ne è venuto fuori uno straordinario racconto d’amore e di fede che sottolinea come sia vero il fatto che i bambini cambiano la vita di una coppia. Arianna e Ugo hanno avuto il coraggio, attraverso la penna di Serafini, di rendere pubblico il loro non facile cammino verso una gravidanza assistita. La vana attesa di un figlio e la decisione difficile di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;"></p>
<div id="attachment_23477" class="wp-caption alignleft" style="width: 180px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/10/sembra-facile-14-10-11.jpg"><img class="size-full wp-image-23477" title="sembra facile 14 10 11" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/10/sembra-facile-14-10-11.jpg" alt="." width="170" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">.</p></div>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Luca Serafini, noto giornalista sportivo di Mediaset, ha raccolto con grande maestria l’esperienza dei suoi amici Arianna e Ugo Conti (attore versatile) di diventare genitori grazie alla scienza. Ne è venuto fuori uno straordinario racconto d’amore e di fede che sottolinea come sia vero il fatto che i bambini cambiano la vita di una coppia. Arianna e Ugo hanno avuto il coraggio, attraverso la penna di Serafini, di rendere pubblico il loro non facile cammino verso una gravidanza assistita. La vana attesa di un figlio e la decisione difficile di ricorrere a tecniche “artificiali” sono stati affrontati con dalla coppia tenacia, speranza, coraggio e continue crisi di coscienza. Arianna e Ugo in questo libro si mettono a nudo non solo per raccontare la propria esperienza, ma anche e soprattutto per essere d’esempio ai tanti che lo stesso “problema” lo hanno avuto e/o lo hanno e spesso tacciono o demordono. La scoperta, sempre difficile da affrontare, di non poter avere figli, il dover ricorrere a medici e psicologici, il provare e riprovare le vie ordinarie e ricorrere infine alla fecondazione in vitreo, è affrontata da Ugo e Arianna con grande tenacia e narrata con grande autoironia. La coppia unita da un profondo amore riesce dopo anni di calvario ad appagare il forte desiderio di maternità e paternità con la nascita di due splendide bimbe: Benedetta e Ludovica. Non mancano in questo cammino condiviso in pieno dai due, angosce, scoraggiamenti, crisi, ripensamenti, ma il desiderio di un figlio ritorna sempre e vince ogni tentennamento. Arianna poi cattolica non può non fare i conti con il giudizio della Chiesa, che è contraria al congelamento dell’embrione, considerato già una forma di vita, quindi il suo stato d’animo ogni volta lotta con quello che, di fatto, è un problema di natura etica, che coinvolge a un certo punto dell’intervista-autobiografica anche Ugo. La legge 40/2004 nella sua stesura originale poi non li aiuta e li obbliga all’inizio a un unico impianto di tre embrioni contemporaneamente; solo dal maggio 2009 la legge è modificata ed è il medico, con il consenso dei pazienti, a definire il numero di ovuli giudicato necessario alla coppia. Ugo e Arianna supportati da due medici preparati, dall’immensa umanità, la dottoressa De Laurentis e il dottor Di Rienzo, alla sesta fecondazione (sono passati ben sei anni dalla prima) riescono a coronare il loro sogno. Ciò che colpisce in questo racconto, al di là delle proprie idee in materia, sono la determinazione, la serenità e al contempo la leggerezza e la serenità con cui i due protagonisti si aprono, insomma fanno com’è di moda dire “outing”. Il loro vuole essere un monito per le tante coppie (secondo le stime ufficiali il 10% delle coppie nel mondo ha problemi di infertilità) a non disperare, a non arrendersi mai.<br />
<strong>Milena Privitera</strong></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></p>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. &#8220;Storia della mia gente&#8221;, romanzo-saggio che porta la firma di Edoardo Nesi</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 20:17:01 +0000</pubDate>
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&#8220;Storia della mia gente&#8221; di Edoardo Nesi, Premio Strega 2011, è un romanzo-saggio che narra in maniera dura un pezzo di storia del nostro Paese nel nostro tempo. Nesi ci parla di un imprenditore tessile di Prato, destinato a continuare l’impresa di famiglia ma, che agli inizi del 1990 si trova a fare i conti con la globalizzazione, che lo costringe, suo malgrado, nel 2004 a vendere la ditta. L’autore-protagonista &#8211; chiari i riferimenti autobiografici &#8211; denuncia amaramente, ma a volte anche ironicamente, la politica industriale ed economica fatta dai ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">
<div id="attachment_22500" class="wp-caption alignleft" style="width: 180px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/09/storia-della-mia-gente-20-09-11.jpg"><img class="size-full wp-image-22500" title="storia della mia gente 20 09 11" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/09/storia-della-mia-gente-20-09-11.jpg" alt="." width="170" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">.</p></div>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;</span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Storia della mia gente&#8221; di Edoardo Nesi, Premio Strega 2011, è un romanzo-saggio che narra in maniera dura un pezzo di storia del nostro Paese nel nostro tempo. Nesi ci parla di un imprenditore tessile di Prato, destinato a continuare l’impresa di famiglia ma, che agli inizi del 1990 si trova a fare i conti con la globalizzazione, che lo costringe, suo malgrado, nel 2004 a vendere la ditta. L’autore-protagonista &#8211; chiari i riferimenti autobiografici &#8211; denuncia amaramente, ma a volte anche ironicamente, la politica industriale ed economica fatta dai governi italiani, che non hanno mai tutelato il Made in Italy, abbandonando a se stesse alcune delle più importanti fabbriche di tessitura della nota cittadina toscana. L’autore analizza e sviscera le ragioni della più grande crisi economica-finanziaria che ha colpito l’Italia nei tempi recenti, facendo sparire la figura di piccoli imprenditori e artigiani e mettendo a loro posto mezze figure d’economisti ispirati solo dal puro guadagno speculativo. E’ la storia di un capitalismo familiare, tipico dell’Italia degli Anni &#8216;60 e &#8216;70, che aveva una sua moralità ed era capace di trasformare “gli stracci in buoni tessuti”. Il lavoro scelto, forse è meglio dire ereditato, da Nesi era caratterizzato da grande impegno, serietà e rispetto per i dipendenti. Ora invece la sua ditta pullula di cinesi che vivono e lavorano in un ambiente sporco e degradato, fuggiti dall’Oriente, sono ridotti in schiavitù nel nostro civilissimo occidente, tagliano e cuciono manufatti a prezzi stracciati, senza alcun tipo di sostegno sociale, (pensione, malattia, contributi). Un intero capitolo del libro infatti è dedicato alla visita della polizia al capannone, che ospitava la fabbrica di lanificio T.O. Nesi &amp; Figli S.p. A., pagine che fanno riflettere su un’illegalità diffusa fatta di lavoro nero, di evasione fiscale, di schiavitù e come l’autore, disperati ci chiediamo se in questi nostri dubbi” non si annidi il germe strisciante dell’intolleranza e del razzismo?” o se invece qualcosa deve essere fatta, in nome della giustizia sociale e ripristinare “quel tesoro di valori che s’incarna nella nostra Costituzione”. Il romanzo-saggio di Nesi ci parla anche di un uomo che ama la letteratura a tal punto da diventare egli stesso scrittore, che ha una sensibilità e conoscenza cinematografica non indifferente, che ha nostalgia di un’Italia “felice”, che consentiva ai figli della ricca borghesia di studiare all’estero e di trascorrere le giornate estive a Forte dei Marmi e le serate estive alla mitica Capannina con gli amici. Lo scrittore-ex imprenditore chiude il suo personale pamphlet con una grande speranza, ci descrive una grande manifestazione, a cui partecipano imprenditori, operai, tessitori, gente comune, e tutti insieme portano un enorme striscione realizzato con quei tessuti che stanno determinando la fine di tante, troppe piccole imprese, pensando al futuro: “Prato non deve chiudere”.<br />
<strong>Milena Privitera</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-family: Arial,serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></p>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. Saglimbeni torna in libreria con &#8220;I grandi amori della storia&#8221;. Il 15/9 la presentazione</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 13:45:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Taormina. Ritorna in libreria con “I grandi amori della storia, della  letteratura e dell’arte”, Gaetano Saglimbeni, ex inviato del settimanale  “Gente”, giornalista e scrittore. Protagoniste assolute di questo suo libro le  donne. Le donne celebri che frequentavano nel Settecento e nell&#8217;Ottocento le  corti di tutto il mondo, ma non solo, le mogli, le amiche e le amanti di noti  scrittori, compositori, attori, dimostrando così vera e giusta l’affermazione  (Virginia Woolf) che “dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”.  Leggendo piacevolmente il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22034" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/09/gaetano-saglimbeni-04-09-111.jpg"><img class="size-full wp-image-22034" title="gaetano saglimbeni 04 09 11" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/09/gaetano-saglimbeni-04-09-111.jpg" alt="Gaetano Saglimbeni" width="200" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Gaetano Saglimbeni</p></div>
<div><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000; font-size: small;">Taormina. Ritorna in libreria con “I grandi amori della storia, della  letteratura e dell’arte”, Gaetano Saglimbeni, ex inviato del settimanale  “Gente”, giornalista e scrittore. Protagoniste assolute di questo suo libro le  donne. Le donne celebri che frequentavano nel Settecento e nell&#8217;Ottocento le  corti di tutto il mondo, ma non solo, le mogli, le amiche e le amanti di noti  scrittori, compositori, attori, dimostrando così vera e giusta l’affermazione  (Virginia Woolf) che “dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”.  Leggendo piacevolmente il libro scopriamo inaspettatamente che un contributo  essenziale all’Unità d’Italia è stato dato dalla bella e audace Contessa di  Castiglione, che convinse con le sue tecniche di seduzione Napoleone III ad  allearsi con l’Italia contro l’Austria; e ancora che il più grande re di  Francia, Luigi XV, era completamente assoggettato alla volontà di Jeanne  Antoinette Poisson, conosciuta dai più come marchesa di Pompadour, era lei,  infatti, che faceva e disfaceva le alleanze, che nominava i ministri o li  mandava a casa; e poi che per tentare di salvare la Polonia dall’invasione dei  francesi, la contessa Maria Walewska, fu spinta dal marito nelle braccia di  Napoleone Bonaparte; e infine, che la feroce repressione popolare, ordinata da  Federico IV di Borbone contro i patrioti napoletani, fu ideata dall’ex ballerina  Emma Lyon, Lady Hamilton (moglie dell’ambasciatore di Gran Bretagna a Napoli)  amante dell’ammiraglio Orazio Nelson, amica intima della regina Maria Carolina.  Le protagoniste del libro di Saglimbeni però sono anche donne come Eleonora  Duse, una delle più grandi attrici del suo tempo, che amò perdutamente Gabriele  D’Annunzio, sopportandone il cinismo, l’opportunismo e sigh sigh i continui  tradimenti; come Dina Castellazzi che rimase fedele a Verga anche nei momenti  più bui, quando il suo pessimismo lo aveva incupito a tal punto da ritenere  inutile anche vivere; come Marta Abba, musa ispiratrice di Luigi Pirandello,  amore platonico il suo con lo scrittore siciliano, che la spinse una volta  sposata a rifiutare i doveri della vita coniugale; come l’infelice Madeleine,  moglie cugina di Andrè Gide, omosessuale dichiarato; come le tante donne di  Picasso maltrattate all’inverosimile (la modella Francoise Gilot, la  diciassettenne Marie Thérèse Walter, la ballerina Olga Koklova); come Giuditta  Turina, Giuditta Pasta e Giuditta Grisi che oltre ad avere in comune il nome si  contesero Vincenzo Bellini, ma il compositore catanese mirava più ai loro soldi  che al loro amore; come George Sand, la nota scrittrice anticonformista  dell’Ottocento, che fece girare la testa a Chopin e infine come Agnes Kurowsky,  la crocerossina americana che curò Ernest Hemingway in un ospedale militare,  rimanendo il suo unico grande e vero amore. L’ultima parte del libro di Gaetano  Saglimbeni narra le storie di alcune dive del cinema: la favola di Grace Kelly,  attrice americana, che sposa il Principe Ranieri di Monaco; l’amore meraviglioso  tra Katharine Hepburn e Spencer Tracy, una delle coppie più popolari di  Hollywood, che si amarono per oltre venticinque anni, pur vivendo ognuno per  conto suo; la passione travolgente tra Romy Schneider e Alain Delon, che dopo  essersi lasciati, riescono a vincere l’emozione e a recitare professionalmente  una scena d’amore; l’amicizia sincera e profonda tra Sophia Loren e Cary Grant,  nata sul set di “Orgoglio e passione”; il tragico amore tra la soubrette  genovese Liliana Castagnola e Antonio De Curtis, in arte Totò. Tutte donne  affascinanti, spesso molto giovani, mogli/amanti di uomini potenti, che hanno  lasciato i loro segreti custoditi nelle pagine dei diari e degli epistolari per  troppi anni ignorati. Storie di donne famose e non che hanno amato, sofferto,  tradito, lottato, vinto, perso per uomini a volte crudeli, bizzarri, perversi,  eterni Peter Pan, geni della musica, della letteratura, del teatro e del cinema.  Il giornalista-scrittore Gaetano Saglimbeni ci racconta con una narrazione  precisa e documentata esaltanti vite. A noi donne comuni affiancate da uomini  comuni passa un guizzo nella mente: ma che bella la normalità!<br />
<strong>Milena Privitera </strong></p>
<p><em>Il libro di Gaetano Saglimbeni verrà presentato giovedì 15 settembre, alle  17.30, alla Fondazione “Giuseppe Mazzullo”, presso il Palazzo Duchi di S.  Stefano. Interverranno: l&#8217;assessore provinciale alla Cultura, Mario D&#8217;Agostino;  l&#8217;assessore comunale alla Cultura, Antonella Garipoli; la prof. Francesca  Gullotta e la scrittrice Marisa Sturiale D&#8217;Agostino. L&#8217;attrice Rita Patanè  leggerà alcuni brani del libro.</p>
<p></em></span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><br />
</span></span></span></div>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. Romilda, protagonista in &#8220;Manna e miele, ferro e fuoco&#8221; di Giuseppina Torregrossa</title>
		<link>http://www.vaitaormina.com/lamico-libro-di-milena-privitera-romilda-protagonista-in-manna-e-miele-ferro-e-fuoco-di-giuseppina-torregrossa.html</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 11:27:46 +0000</pubDate>
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Ci sono molti livelli di lettura per affrontare i romanzi di Giuseppina  Torregrossa, palermitana trapiantata a Roma, per oltre vent’anni ginecologa  adesso scrittrice di successo: puro piacere di leggere una scrittura scorrevole,  avvolgente e poetica; autentico interesse ad addentrarsi nelle diverse dinamiche  psicologiche che caratterizzano il rapporto uomo/donna; forte richiamo a capire  la Sicilia attraverso fatti storici e sociali. Qualunque sia la chiave di  lettura al centro dei romanzi della Torregrossa c’è il mondo femminile scollato  da quello maschile inserito in una Sicilia ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"></p>
<div id="attachment_21880" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/08/manna-e-miele-29-08-11.jpg"><img class="size-full wp-image-21880" title="manna e miele 29 08 11" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/08/manna-e-miele-29-08-11.jpg" alt="." width="160" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">.</p></div>
<p>Ci sono molti livelli di lettura per affrontare i romanzi di Giuseppina  Torregrossa, palermitana trapiantata a Roma, per oltre vent’anni ginecologa  adesso scrittrice di successo: puro piacere di leggere una scrittura scorrevole,  avvolgente e poetica; autentico interesse ad addentrarsi nelle diverse dinamiche  psicologiche che caratterizzano il rapporto uomo/donna; forte richiamo a capire  la Sicilia attraverso fatti storici e sociali. Qualunque sia la chiave di  lettura al centro dei romanzi della Torregrossa c’è il mondo femminile scollato  da quello maschile inserito in una Sicilia vista con gli occhi e sentita con il  cuore da “emigrante”, troppo spesso però rassegnata, vinta. La protagonista  dell’ultimo romanzo di Giuseppina Torregrossa “Manna e miele, ferro e fuoco” si  chiama Romilda, viene alla luce in una notte di tormenta, quarta (dopo tre  maschi) di Maricchia, apicoltrice, e Alfonso, mannaluoro. Romilda si rivela  subito una bambina speciale: Maricchia la trova ricoperta di uno sciame di api  nere che la proteggono e la cullano e Alfonso sin da subito si rende conto che,  di tutti i figli, solo lei ha le capacità per ereditare i segreti del suo  mestiere. Romilda dunque nella prima parte del romanzo è manna, sostanza dalle  miracolose virtù nutritive e curative ed è miele, nettare dolcissimo utile per  alleviare tantissimi disturbi. Romilda, “pupa di manna e miele”, nella seconda  parte del romanzo, incontra la violenza del ferro e la prepotenza del fuoco di  un marito vecchio don Francesco, barone di Ventimiglia, e lei sposa-bambina  dovrà lasciare il bosco di Gangi, dov’era cresciuta, conoscere le durezze di una  vita più agiata ma che lei non riesce ad accettare, diventare madre di  malavoglia e soggiacere ai voleri di un uomo despota. Nonostante tutto, Romilda  non si lascia condizionare dagli eventi e si ribella, diventata ormai donna  matura, prende in mano la sua vita ritorna a Gangi e intraprende il mestiere di  mannaluora, la prima mannaluora delle Madonie. Riesce infine a trovare anche il  vero amore Lorenzo e una notte: “Un’onda liquida passò per il petto di Romilda.  Il corpo liscio e forte di Lorenzo davanti a lei era un dono del destino e gli  si abbandonò contro. Era ferro appena forgiato. Come manna filante un cannolo  calò tra le sue gambe. Romilda aprì le labbra, c’era del miele nella bocca di  lui. Il fuoco arrivò subito”. I quattro elementi (manna, miele, ferro e fuoco)  si equilibrano tra di loro permettendo una nuova vita alla protagonista del  romanzo. Alla trama fa sfondo una Sicilia dell’Ottocento che va verso l’Unità  d’Italia, il crollo del regno borbonico, l’impresa di Garibaldi (uno dei  fratelli di Romilda, Tanuzzo, è un garibaldino), l’instaurarsi del governo  sabaudo, il diffondersi dei gabellotti, lo sfruttamento dei contadini e degli  zolfatari. Insomma, un mondo antico</span><span style="font-size: small;"> immobilizzato dalla contrapposizione dei  ruoli di padrone da un lato e di vassallo dall’altro, metafora questa di una  Sicilia attraversata dal tempo eppure ferma nel tempo. Giuseppina Torregrossa,  ex ginecologa e scrittrice, ci racconta com’è nata una storia di passione e  patimento ma soprattutto qual è il prezzo che il Sud ha dovuto pagare all&#8217;Unità  d&#8217;Italia.<br />
<strong>Milena Privitera</strong></span></span></span></span></div>
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		<title>L&#8217;Amico libro di Milena Privitera. Da Banana sempre piacevoli sorprese per le lettrici. Ecco “High &amp; Dry Primo Amore”</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 11:47:29 +0000</pubDate>
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<div id="attachment_21250" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/08/banana-07-08-11.jpg"><img class="size-full wp-image-21250" title="banana 07 08 11" src="http://www.vaitaormina.com/wp-content/uploads/2011/08/banana-07-08-11.jpg" alt="." width="150" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">.</p></div>
<p>Banana Yoshimoto riserva sempre alle sue lettrici affezionate piacevoli  sorprese, anche in questo suo ultimo romanzo, il ventesimo, dal titolo “High  &amp; Dry Primo Amore”, l’autrice offre, infatti, un grande esempio di talento,  fluidità narrativa e intelligenza nello sviluppo di un argomento non facile da  trattare: il primo amore. Il caso di Banana Yoshimoto è stupefacente sin dal suo  esordio con “Kitchen”, infatti, la scrittrice nipponica è diventata famosa in  tutto il mondo, raggiungendo grande successo di pubblico e critica letteraria. I  suoi romanzi, sempre e comunque rigorosamente brevi, raccontano le emozioni e le  sensazioni che la vita ci riserva. Narrato in prima persona, “High &amp; Dry  Primo Amore” è la storia di una ragazza quattordicenne, tormentata da dubbi e  insicurezze, che incontra appunto il suo primo amore. Yuko, così si chiama la  quattordicenne in questione, è figlia unica, soffre per la lontananza del padre,  costretto a causa del suo lavoro a lunghe assenze, ha un rapporto molto profondo  con la madre, che però esercita su di lei un forte “potere genitoriale”, non ha  amici, con cui confrontarsi e confidarsi, ha una sola, grande passione, ovvero,  il disegno. Yuko, come tutti i personaggi dei romanzi di Banana Yoshimoto, ha un  dono speciale quello di indovinare i pensieri e i desideri delle persone che la  circondano. Grazie, soprattutto, al suo maestro di disegno, Kyu, coltiva questo  dono e impara a poco a poco ad assegnare un colore a ogni stato d’animo che ne  scaturisce. Kyu ha circa trent’anni ed è un uomo dai sentimenti profondi che ama  molto il suo lavoro, anche lui figlio unico con genitori troppo impegnati nel  lavoro. Un giorno accade un fatto incredibile: dalla grande pianta dell’aula di  disegno spuntano alcuni omini verdi e scalzi con gli occhi rotondi che  spariscono uscendo dalla finestra in un luccichio abbagliante. A vedere questo  strano spettacolo sono solo Kyu e Yuko: anime gemelle con una sensibilità fuori  dal comune. Questo evento dà il coraggio a Yuko di dichiararsi. Anche Kyu prova  un sentimento, ma la differenza d’età è troppo grande e lo frena. Yuko lascia la  scuola di disegno e comincia a sperare che il maestro la chiami al telefono per  incontrarsi. La telefonata arriva inaspettata una sera Yuko e Kyu cominciano  così a frequentarsi. Kyu conosce la madre di Yuko, che dopo le perplessità  iniziali comprende l’importanza di questo incontro, e Yuko va nella casa della  madre di Kyu, artista eccentrica che scolpisce il legno, creando delle statuette  identiche agli omini visti nell’aula di disegno. Kyu e Yuko si lasciano andare  all’amore e capiscono di non essere soli al mondo e decidono di vivere il loro  presente in maniera libera. Banana Yoshimoto, con il suo stile semplice ma  coinvolgente, ci immerge sempre nella vita di giovani donne che si ritrovano a  fare i conti con sofferenze e tormenti interiori nati da eventi legati all’amore  e/o alla morte. La natura nella sua bellezza, la cucina nella sua bontà, le  passioni artistiche nella loro vitalità sono elementi riconcilianti, capaci di  infondere, nelle protagoniste segnate dal dolore, sicurezza e a portarle verso  la guarigione.<br />
<strong>Milena Privitera</strong></span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><br />
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