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L’Amico libro di Milena Privitera. “Cerchi d’acqua”: la storia di “Denise” raccontata da Marisa Sturiale D’Agostino

7 settembre 2010

Marisa Sturiale D'Agostino

Marisa Sturiale D'Agostino

Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita fugge via. (Francesco Petrarca).

“Sulla superficie dell’acqua di uno stagno tranquillo si propagano onde circolari e concentriche, mentre le molecole dell’acqua si muovono su e giù in direzione perpendicolare ad essa… Si tratta di onde trasversali simili a quelle che si formano su una corda… E poi? Si, poi… ogni corpo che è in grado di oscillare è anche in grado di risuonare, cioè di rafforzare e amplificare le sue vibrazioni… Risonanza: capacità di due corpi, e quindi anche di due persone, di vibrare assieme; essere sulla stessa lunghezza d’onda e provare le stesse emozioni con la medesima intensità; entrare in sintonia…”. E’ proprio la sintonia, la sua ricerca, quello che ne deriva equilibrio-armonia, l’elemento principale del libro “Cerchi d’acqua”, di Marisa Sturiale D’Agostino: la sintonia creatasi tra Ada e Daniel, una sintonia che neanche la morte riesce a scalfire; la sintonia cresciuta tra Ada e Denise, una sintonia così perfetta che Ada vive, rivive, sopravvive in Denise; la sintonia che invade tutto il romanzo tra Ada e la natura, una sintonia che riconcilia le protagoniste della storia con l’Universo ma anche noi “semplici” lettori; la sintonia che esiste, ma spesso lo neghiamo, tra la vita e la morte, una sintonia che come dice la stessa autrice è talmente indissolubile che “chi ha in dono la vita… ha in dono anche la morte”. “Cerchi d’Acqua”, il secondo romanzo della scrittrice taorminese Marisa Sturiale D’Agostino (il primo, “Pupa di pezza”, lo vogliamo ricordare per il sentimento profondo verso l’umanità e il suo Creatore), è la storia di Denise, “alla ricerca del vero volto della madre (Ada) attraverso il difficile cammino nell’affascinante mondo della psiche”. Ma è anche il racconto della vita di Ada o meglio del suo perdersi e trovarsi in una vita difficile piena di sofferenza ma vissuta sino alla fine con pienezza e intensità. L’acqua in questo racconto rappresenta la metafora della vita stessa: con i suoi cerchi che si propagano in modo concentrico, circolare, trasversale, perpendicolare facendo affiorare i nostri pensieri, sogni, ricordi, immagini, elaborando e rinnovando l’energia che è in noi; con le sue onde che trasportano un papavero rivelatore di continuità di affetti oltre la vita, in una interazione del pensiero con la materia che, confinando nel sogno, sconfina nel tempo. Così l’immenso dolore causato dalla lontananza, la morte, l’assenza fisica di una persona cara, si perde nei ricordi e nelle emozioni intense che questi ricordi ti suscitano e la solitudine, l’angoscia, il distacco, si affievoliscono di fronte la speranza, la fede, la certezza del ricongiungimento. Il romanzo di Marisa Sturiale D’Agostino è un racconto psicologico-intimistico che ti avvolge e travolge e ti fa riflettere sull’ordine naturale delle cose, sul nostro viaggio in questa terra, sulla leggerezza dello spirito contro la pesantezza della materia, sull’essenzialità delle relazioni personali ed interpersonali, ma soprattutto sulla vera essenza della vita.
Milena Privitera


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