
Taormina. Il giornalista Antonio Caprarica ha presentato, all’Hotel Excelsior di Taormina, il libro: “Il bullo”. Coordinatore dell’evento è stato il past president del Rotary Club di Taormina e presidente Unitre, Carlo Turchetti.
“Nel mio indirizzo di saluto al numerosissimo pubblico presente – spiega Turchetti – ho in primo luogo lodato le autorità comunali, la cui presenza incoraggia a sperare che al più presto si trovi una via per risolvere l’annoso problema di agevolare le missioni di ciascuna associazione nell’interesse della comunità cittadina e quanto mai utili alla stessa Istituzione municipale. Ho quindi espresso gratitudine per la sensibilità sempre manifestata verso la cultura a: Rotary Club di Taormina e presidente Marco Vassallo; Lions Club di Taormina e presidente Giuseppe Chiara; Università delle Tre Età e vicepresidente Marisa Sturiale; Fidapa di Taormina e presidente Concettina Muscolino; Pro Loco di Taormina e presidente Sergio Spadoni; Comitato Festività Popolari Taorminesi e presidente Antonio Faraci; Club per l’UNESCO, con Finuccio Auteri delegato dal presidente Rino Tindaro Toscano. Ho voluto manifestatare apprezzamento alla giornalista Lucia Gaberscek per la brillante intervista all’autore e ho rivolto un grazie sentito e rotondo alla generosa sensibilità della direttrice dell’Hotel Excelsior, Rosella Castorina. Ho espresso viva ammirazione per il privilegio offerto alla manifestazione dalla presenza di Jolanta Miroshnikova, illustre pianista e consorte del nostro stimato ospite Antonio Caprarica, autore de Il Bullo. Ho quindi ricostruito il processo storico dei fenomeni politici legati al personaggio Trump, procedendo verso una ricostruzione sistematica, cronologica e critica dei fatti, delle cause e del contesto che hanno portato alla realtà dell’America di oggi. In termini realistici ho descritto la drammatica portata e le conseguenze nel tempo che oggi galvanizzano l’opinione pubblica mondiale. Per entrare nell’antefatto storico del libro, ne ho descritto l’anamnesi citando Ortega y Gasset: L’uomo non ha natura, ciò che ha è la storia. Frase che appare sufficiente a stigmatizzare la decisiva svolta attraversata dal pensiero storiografico all’alba del Ventesimo Secolo. Chi, come gran parte dei presenti, non appartiene soltanto a questo XXI Secolo, sa che il ‘900 è stato attraversato da due immensi eventi funesti – le due guerre mondiali – che hanno prodotto cento milioni di morti. Per ovviare o temperare in futuro tali devastanti tragedie, sono stati costituiti accordi, patti strategici, create organizzazioni idonee a porvi un freno. Tutto l’Occidente ha provato a esportare democrazia. E in tutto questo l’America ha svolto, fino a ieri, un ruolo determinante. Un ombrello di sicurezza. Ma adesso?”.
“La lettura di questo libro, Il Bullo, 25° libro di Caprarica che per la prima volta sposta il suo sguardo dalla Corona inglese alla politica americana, mi ha colpito per l’immediatezza delle sensazioni che trasmette – prosegue Turchetti – più che il semplice piacere di una lettura godibile e avvincente, dà al lettore l’impressione di trovarsi nei panni di un cowboy al galoppo che, con il lazo, disciplina la mandria nello sconfinato West. Le osservazioni dell’autore, riferite al Presidente Trump, così caustiche e graffianti, lacerano l’idea stessa che ci eravamo fatti del mondo. Verità che straziano il cuore di accorate angosce. Dov’è l’Occidente che conoscevamo? Chi governa l’America adesso? Cosa sta accadendo nel nostro mondo? A tutto questo proverà a darci una risposta il nostro illustre ospite”.
Ha preso quindi la parola il protagonista della serata, Antonio Caprarica, rispondendo alle domande poste da Maria Luisa Scelfo. Ne è seguito un dialogo serrato e composto, arricchito da dotte e puntuali connotazioni storiche, che per quasi due ore ha affascinato il pubblico.
“Nella sua lucida rappresentazione – sottolinea Turchetti – Caprarica espone la tesi centrale del libro e si chiede se Trump sia un abile stratega capace di tenere testa a Putin e Xi Jinping, o semplicemente un prepotente ciarlatano che ha costruito il suo successo sulle macerie di ciò che ha distrutto. La risposta dell’autore è nella seconda ipotesi: la politica del bullo. Ne ricostruisce la parabola: rampollo di una famiglia di immigrati tedeschi, figlio di Fred Trump che gli insegna il legame tra affari e politica, poi palazzinaro spregiudicato a Manhattan, re dei casinò falliti ad Atlantic City, icona del jet-set newyorkese fino alla doppia conquista della Casa Bianca. Individua per il pubblico i temi chiave del libro: la politica del bullo. Uno stile basato sulla forza, sull’umiliazione delle istituzioni, sull’esaltazione della violenza e sulla legge del più forte, che calpesta gli ideali diplomatici occidentali e mette in evidenza la manipolazione della realtà. Secondo Caprarica nessun leader occidentale ha lastricato la sua ascesa di tante bugie. Grazie a una diabolica abilità mediatica, Trump resta impermeabile a scandali ed errori, piegando la realtà alla sua narrazione. E ne individua l’impatto internazionale. Tratta con favore dittatori e criminali di guerra, alza la voce contro i più deboli e al tempo stesso rivendica il Nobel per la Pace e successi diplomatici inesistenti. La sua diplomazia è definita delle due B: bullismo e business. Catalizzatore, non causa. Caprarica precisa che Trump non ha inventato la crisi dell’Occidente, impoverimento della classe media, perdita di status, crisi delle democrazie liberali, ma l’ha resa catastrofica, rispondendo con nazionalismo, muri e dazi invece che con solidarietà e diritto. Il libro, e la sua straordinaria esposizione, si chiude con una domanda lasciata al lettore: Trump passerà alla storia come colui che ha reso grande l’America, o come colui che ne ha destrutturato la democrazia, trascinando con sè tutto l’Occidente? Un pubblico visibilmente coinvolto, che ha seguito le sue parole e che ha dato prova del suo interesse attraverso un religioso e affascinato silenzio, diviso tra suggestione e partecipazione. Anche le domande poste dal pubblico, senza remore, sono state appropriate e dirette. Le risposte, sempre pronte, affilate e ricche di cultura, hanno reso l’incontro memorabile: una grande serata fatta di silenzi colmi di stupita attenzione”.



