Taormina. “Una storia di coraggio, scienza e umanità. Grazie al progetto Cuori ribelli promosso da Una Voce per Padre Pio, insieme al Centro di Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina e in collaborazione con Asp Messina, in Camerun sono già stati operati con successo oltre 60 bambini affetti da gravi patologie cardiache. Un risultato che restituisce respiro, gioco e futuro a tante famiglie. Ora siamo alla terza missione”: a dichiararlo, il direttore generale dell’Asp Messina, Giuseppe Cuccì.
COM’È NATO IL PROGETTO
“Tutto è iniziato da un incontro casuale tra il cardiochirurgo Sasha Agati ed Enzo Palumbo, presidente della onlus Una Voce per Padre Pio e grazie alla volontà della direzione strategica dell’Asp Messina. Da quel momento ha preso vita Cuori Ribelli, oggi giunto alla terza missione del 2025 e considerato il primo vero programma di cardiochirurgia pediatrica in Camerun e in tutta l’Africa centrale”.
COSA SI FA SUL CAMPO
“Diagnosi e inquadramento clinico dei piccoli pazienti, con percorsi di valutazione rapidi e sicuri. Interventi cardiochirurgici pediatrici eseguiti da équipe integrate, fianco a fianco con i colleghi camerunensi. Terapia intensiva e follow‑up per garantire continuità di cura. Formazione sul campo del personale locale (medici, infermieri, tecnici) per costruire autonomia e qualità. Condivisione di protocolli e procedure per standard elevati e replicabili. Assistenza tra una missione e l’altra, per mantenere costanza e monitoraggio dei risultati”.
VOCI DAL CAMPO
“Si è registrato un netto miglioramento dei colleghi camerunensi – dice Sasha Agati, primario della Cardiochirurgia pediatrica di Taormina – grazie al confronto continuo e al lavoro condiviso in sala operatoria e in reparto. È questo il cuore del progetto: crescere insieme, per curare meglio. Tra gli interventi di questa terza missione spicca il caso del piccolo Miel, incontrato appena tre settimane fa in Benin insieme alla madre Gloria. Affetto da una grave cardiopatia congenita e in condizioni critiche, è stato trasferito in Camerun grazie a una vera corsa contro il tempo tra passaporti, visti e procedure burocratiche. Operato dall’équipe di Taormina, oggi il bambino è salvo”.
“Portare un bambino dal Benin al Camerun o dal Camerun alla Tanzania – sottolinea Enzo Palumbo – significa affrontare ostacoli complessi, ma vedere i risultati concreti ripaga di ogni sforzo”.




