
Taormina. Il noto truccatore delle celebrità, Orazio Tomarchio protagonista anche a Taobuk.
Che significato ha per lei la partecipazione al Taobuk?
“Sono al fianco di Antonella Ferrara sin dalla nascita di questo straordinario progetto culturale, perché ne condivido profondamente la visione. Uno degli aspetti che più apprezzo di Taobuk è la sua capacità di abbattere le barriere tra i saperi, creando un confronto autentico tra discipline, esperienze e linguaggi differenti. In questo scenario, anche il make-up trova una sua dimensione culturale, non come semplice pratica estetica, ma come mezzo di espressione, consapevolezza e valorizzazione dell’individualità, accanto ad altre forme di conoscenza e di riflessione sulla condizione umana”.
Qual è il messaggio principale che ha voluto lasciare al pubblico durante il suo intervento?
“Ogni anno, in occasione delle masterclass, cerco di costruire un’esperienza capace di coniugare emozione, concretezza e valore formativo, sempre in armonia con il tema scelto da Antonella Ferrara. Quest’anno il focus era la fiducia, un valore profondamente intrecciato al mio lavoro e alla mia esperienza professionale. Ho voluto raccontare come il make-up possa diventare uno strumento in grado di restituire fiducia, forza e consapevolezza alle persone. La bellezza, infatti, non è soltanto una dimensione estetica: può rappresentare una forma di rinascita, soprattutto nei contesti più delicati, come il percorso oncologico, il sostegno alle donne vittime di violenza o l’accompagnamento dei giovani nelle fasi più fragili della crescita e della costruzione della propria identità. In questa prospettiva, il dialogo con il pubblico e con gli ospiti ha reso il messaggio ancora più concreto e vivido. Giusy Scandurra, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia dell’Ospedale Cannizzaro, docente di Medicina e Chirurgia presso l’Università Kore di Enna e rappresentante di ACTO Sicilia, ha offerto una testimonianza autorevole sull’importanza della cura della persona lungo tutto il percorso oncologico, ribadendo il valore della prevenzione, dell’informazione e della diagnosi precoce come strumenti essenziali di consapevolezza e tutela della salute”.
“A rendere il momento ancora più intenso – prosegue Orazio Tomarchio – è stato il contributo letterario di Maria Elisa Aloisi, avvocato penalista e scrittrice, tratto dal suo Diario semiserio di una che ha sbagliato reparto, progetto narrativo nato sui social e sviluppato in un racconto capace di unire ironia e profondità. Attraverso la narrazione della propria esperienza di paziente oncologica, l’autrice trasforma la fragilità in condivisione e la sofferenza in consapevolezza. Il brano scelto raccontava uno dei momenti in cui il lavoro di Orazio Tomarchio ha assunto un significato che andava ben oltre il make-up: quello di restituire a una donna la possibilità di riconoscersi nuovamente nello specchio, ritrovando una parte di sé che temeva di aver perduto. La lettura, affidata alla voce intensa di Simona Celi, direttrice artistica di Taormina Arte International, ha amplificato l’emozione del testo. L’intero incontro, mediato con sensibilità da Cinzia Grillo, ha così preso forma come un unico percorso narrativo e umano, in cui ogni intervento ha contribuito a declinare il tema della fiducia nelle sue diverse sfaccettature: scientifica, personale e culturale, fino a restituirla come il primo vero passo verso la rinascita”.
La bellezza è spesso raccontata attraverso modelli standardizzati. In che modo il make-up può invece diventare uno strumento di autenticità e autodeterminazione?
“Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra tendere all’omologazione. I modelli estetici dominanti propongono spesso immagini uniformi e standardizzate: volti sempre più simili, trattamenti replicati, tendenze che rischiano di appiattire e cancellare l’unicità delle persone. La mia filosofia, così come quella del brand che rappresento e di cui curo la direzione artistica, segue una direzione opposta. Ho sempre promosso l’autenticità, sia attraverso la creazione di prodotti distintivi, realizzati con materie prime di altissima qualità, sia attraverso una concezione del make-up profondamente personalizzata. Credo che il trucco non debba mai trasformare una persona in qualcun altro, ma valorizzarne l’essenza più autentica. Per questo considero il nostro lavoro simile a quello di un sarto: osserviamo, ascoltiamo e costruiamo un make-up su misura, capace di esaltare la personalità, i tratti distintivi e la storia di ogni donna. Non esistono formule universali; esiste, invece, la bellezza autentica di ogni individuo, che merita di essere riconosciuta, raccontata e valorizzata nella sua irripetibile unicità”.









