“Otel Bruni” di Valerio Massimo Manfredi è l’epopea di una numerosa famiglia di mezzadri, che vive nella pianura emiliana, raccontata attraverso gli avvenimenti accaduti durante la prima metà del secolo appena finito. Le vicende di ogni singolo membro della famiglia s’intrecciano con i grandi sconvolgimenti del periodo in questione, prima e seconda guerra mondiale, fascismo e resistenza. L’autore, archeologo, storico, scrittore, apprezzato, sposta in questo suo ultimo romanzo l’attenzione dai grandi della storia del passato a una famiglia contadina, prototipo di tante simili, della storia italiana del novecento. I Bruni, Callisto e Clerice, e i loro nove figli, sette maschi e due femmine, vivono una vita fatta di grossi sacrifici, coltivando i campi e consegnando quasi tutto il raccolto al notaio Barzini, proprietario della terra, ma si riuniscono per celebrare il rito della veglia soprattutto nelle lunghe e fredde notti d’inverno nella grande stalla. Qui con i vicini e i pellegrini, che ospitano con grande generosità, trascorrono le serate davanti a un buon bicchiere di vino e tante belle, fantastiche, misteriose storie. Le storie più ascoltate sono quelle raccontate dal Cleto, l’ombrellaio vagabondo, uno strano individuo, che si presenta ogni inverno all’Otel Bruni, o quelle del Fonso, il cantastorie, che era conteso dalle famiglie di tutta la pianura, ma che nella stalla dei Bruni ci va più spesso perché innamorato di Maria. La storia più terribile poi è quella della capra d’oro, idolo demoniaco, che ogni volta che appare è presagio di orribili sciagure. E apparirà proprio allo scoppio della prima guerra mondiale e i sette figli maschi dei Bruni (Gaetano, Armando, Floti, Checco, Savino, Dante e Fedro), non potranno sottrarsi al corso della storia. Tutti e sette partiranno per la guerra, Callisto muore dal dolore, e una volta tornati dalla guerra ognuno di loro è diverso profondamente segnato nel fisico e nella mente. I Bruni però sono forti e si rimboccano le maniche, guardando avanti con fiducia, si sposano fanno figli continuano a coltivare la terra. Man mano però che un nuovo mondo si ricostruisce, incominciano i primi scontri e malcontenti tra i fratelli, inutile è lo sforzo della Clerice di tenere unita la famiglia. Il rogo della stalla ad opera dei fascisti segna la fine di un’epoca, nulla sarà più lo stesso. La famiglia si divide ognuno prende la sua strada e i più deboli non garantiti dalla solidarietà degli altri, andranno incontro a tempi molto duri che vedrà coinvolti i loro figli nella seconda guerra mondiale (Corrado il figlio di Floti sarà disperso in Russia e Vasco figlio di Checco morirà tra atroci dolori, all’ospedale di Bologna per cancrena). La saga della famiglia Bruni si termina con la guerra civile, le distruzioni, le umiliazioni e Fabrizio, figlio di Savino, va su a fare il partigiano e ritorna a casa senza una gamba. L’ultimo romanzo di Manfredi è un libro che si legge tutto d’un fiato e che ci riporta in un mondo contadino, schietto, leale, fatto di cose semplici, gesti quotidiani, profonda conoscenza della natura e dell’animo umano. Attraverso gli occhi dei protagonisti di “Otel Bruni” noi lettori immaginiamo l’aia delle fattorie emiliane, le trincee del Carso, le steppe della Russia, Marzabotto, Grizzana, Vergato, e riusciamo a risentire i racconti dei nostri nonni e per chi ha la mia età anche quelli dei i nostri genitori.
Milena Privitera




