Un lungo flashback sulle ventiquattro ore precedenti all’irruzione della polizia in un appartamento, il numero civico 27, di una via periferica a Roma, dove si sono sentiti degli spari. Questo è il romanzo di Melania Mazzucco: “Un giorno perfetto”, pubblicato nel 2005, trasformato in un film nel 2008 da Ferzan Ozpetek. Titolo rappresentativo, che riprende la nota canzone di Lou Reed, e che ci dà aspettative ben diverse dalle storie personali drammatiche dei tanti personaggi, che sono osservati in questo romanzo. Partiamo da Elio Fioravanti, politico corrotto, scaricato dai compagni di partito, che nel suo giorno perfetto recita un discorso sbagliato al suo comizio elettorale; l’ultimo della sua carriera. Continuiamo con la sua famiglia: la seconda moglie, Maja, donna raffinata e infelice, che in quelle fatidiche ore trova la casa dei suoi sogni, dove potersi finalmente rifugiare, ma il suo perbenismo la fermerà; i due figli, uno per matrimonio, Zero, il maggiore, scrittore ribelle a tal punto da fare esplodere proprio quel giorno una bomba in un McDonald’s; e Camilla, la piccola di casa, che compie sette anni, e che in quel giorno vuole organizzare la festa più bella e invitare Kevin, il figlio del poliziotto, che fa da scorta al padre. Conosciamo così un altro nucleo familiare, di cui le vite s’intrecciano con il primo: i Buonocore, da poco separati. Emma, non potendosi permettere un appartamento, vive da sua madre con i suoi due figli, e in quello che doveva essere il suo giorno perfetto, perde il lavoro; Valentina, la figlia maggiore, a dispetto dei genitori si fa un piercing all’ombelico e Kevin, il più piccolo, deve recarsi alla festa di compleanno di Camilla ma perde le mutande. Antonio, infine, padre esemplare ma marito violento, non riesce ad accettare la separazione dalla moglie e dai figli e in quel terribile giorno carica la pistola. Sullo sfondo di queste vite spezzate c’è descritta Roma, vista attraverso i suoi quartieri eleganti e le sue periferie povere, le sue strade caotiche di giorno e terribilmente vuote di notte; vista attraverso i finestrini dei tram e delle metropolitane affollate, i negozi di abbigliamento dei cinesi e quelli delle parrucchiere nigeriane, gli alberghi a cinque stelle e quelli a due per i turisti di passaggio, ma soprattutto una città descritta attraverso l’andirivieni di uomini e donne che appartengono a un’umanità variegata, sospesa in una realtà frenetica. Il giorno perfetto per la Mazzucco è quello che ti spiazza, ti stravolge, ti annienta, ti segna, ti fa cadere così in basso da smembrarti la vita. Il romanzo della Mazzucco non ha spazio per la speranza. Per questo ci appare come un affresco crudele di una società in una grande città in un giorno qualunque: Roma come metafora dell’Italia intera.
Milena Privitera





Dalla tradizione verso il futuro.complimenti.antonio lo turco