
“In queste ore difficili per tanti siciliani colpiti dal ciclone Harry, il Consiglio dei ministri ha deliberato, su richiesta del Governo regionale, stanziando complessivamente 100 milioni di euro, lo stato di emergenza nazionale. Ho partecipato al CdM con rango di ministro, come previsto dallo Statuto quando si trattano questioni che riguardano la Sicilia. Ringrazio il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la sensibilità, l’attenzione e la rapidità dimostrate. Alla nostra gente voglio dire che non è sola: tutte le strutture regionali sono al lavoro con il massimo impegno per intervenire subito e non lasciare indietro nessuno”.
A dichiararlo, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che prima del CdM aveva parlato di danni in Sicilia per oltre un miliardo e mezzo di euro.
LO STANZIAMENTO COMPLESSIVO DI 100 MILIONI DI EURO APPARE SPROPORZIONATO RISPETTO ALLA REALE DIMENSIONE DELLA CATASTROFE
La decisione del CdM solleva forti perplessità. Lo stanziamento di 100 milioni di euro come prima tranche per gli interventi di somma urgenza in Sicilia, in Calabria e in Sardegna per fronteggiare l’emergenza provocata dal ciclone “Harry” appare non solo insufficiente, ma profondamente sproporzionato rispetto alla reale dimensione della catastrofe. Una cifra che rischia di ridursi a un gesto più simbolico che sostanziale, utile forse a certificare l’avvenuta dichiarazione dello stato di emergenza, ma del tutto inadeguata a garantire una risposta concreta ai territori colpiti. In Sicilia la costa jonica è letteralmente in ginocchio.
Prima della riunione del Consiglio dei ministri, Schifani aveva dichiarato che “i danni complessivi superano un miliardo e mezzo di euro”. Infrastrutture distrutte, imprese paralizzate, abitazioni danneggiate, interi comparti produttivi messi in ginocchio. Di fronte a questi numeri, la distanza tra la gravità dell’emergenza e la risposta dello Stato appare abissale. Cento milioni di euro non bastano neppure a coprire una minima parte degli interventi urgenti, figuriamoci un serio piano di ripristino e ricostruzione.
Il rischio concreto è che, ancora una volta, la Sicilia venga lasciata sola nella fase più complessa e costosa dell’emergenza, quella che inizia quando i riflettori mediatici si spengono e restano macerie, fango e cittadini in attesa di risposte.



