
“Camicette bianche” di Ester Rizzo è un libro testimonianza per ricordare le 126 giovani donne la maggior parte italiane che trovarono la morte, in un modo orribile, nel rogo della fabbrica di camicette bianche della Triangle Shirtwaist Company di New York il 25 marzo 1911. L’autrice da sempre impegnata in tematiche femminili, ha raccontato in questo romanzo una storia vera documentata dalla cronaca del tempo, dai sopravvissuti e dai parenti delle vittime. Ester Rizzo ci descrive queste giovani vite piene di speranza e ricostruisce ad una ad una le loro origini e identità. Tra di loro spicca la protagonista Clotilde Terranova, figlia di un calzolaio, che si imbarca a Napoli nel 1807, trova subito lavoro in fabbrica e in America trova anche l’amore (si sarebbe dovuta sposare tre settimane dopo quel tragico giorno). Clotilde è molto bella ha dei lunghi capelli chiari e dei modi gentili che la distinguono da tutte le altre operaie. Di lei si dice che allo scoppio dell’incendio si sia fatto il segno della croce e buttarsi giù. Le pagine più triste sono quelle dedicate alla tante ragazze rimaste senza identità o solo negli ultimi anni e dopo innumerevoli ricerche si è potuto giungere a un riconoscimento. Alcune avevano solo tredici o quattordici anni. L’autrice con profondo rispetto racconta nei minimi particolari quella terribile mattina iniziata come qualsiasi altra giornata lavorativa con l’entrata in fabbrica di oltre cinquecento donne che si erano andate a sedersi nei loro posti davanti la loro macchina da cucire quando all’improvviso dall’ottavo piano scoppia un incendio che in circa venti minuti si propaga per tutta la fabbrica mietendo tantissime vittime. I pompieri giunsero presto sul posto con i loro carri trainati dai cavalli, ma le scale in dotazione arrivavano fino al sesto piano e i getti degli idranti non erano sufficienti. Nel frattempo molte operaie con i vestiti in fiamme si gettavano dalle finestre e la folla dei passanti assisteva sgomenta. Grazie all’eroismo di due addetti molte donne furono ammassate negli ascensori e si riuscirono a salvare. Le condizioni delle operaie erano disumane confezionavano mille camicette al giorno per pochi dollari senza alcuna sicurezza e in ambienti malsani. Al processo i proprietari della fabbrica furono tutti assolti ma il sacrificio di quelle lavoratrici non fu vano: molte leggi per migliorare le condizioni lavorative nelle fabbriche e di assistenza alle donne furono varate dall’anno dopo. Ester Rizzo parte dalle precedenti indagini condotte da Michael Hirsch e Leon Stein per raccontare quelle donne sfruttate e vittime per lo più emigrate da paesi diversi ma accomunate da condizioni di lavoro disumano e dalla stessa terribile morte. Insieme a questo lavoro di ricerca, Maria Pia Ercolini, ideatrice del progetto “Gruppo Toponomastica Femminile”, e Navarra Editore hanno lanciato una petizione rivolta alle istituzioni comunali dei paesi di provenienza delle vittime italiane, per intitolare loro un luogo di pubblico interesse.
Milena Privitera








