
Viola Agen, trentotenne, “spavalda, paladina del neo-femminismo che gira per i salotti televisivi in veste di tuttologa, battagliera e incazzosa” è la protagonista del primo romanzo di Selvaggia Lucarelli, nota opinionista e blogger, che ha già raggiunto un grande successo di vendite e di critiche tra di loro contrastanti: “Che ci importa del mondo” (Rizzoli, 2014). Alter ego dell’autrice, Viola, è una donna di successo televisivo che vive sola con un figlio di otto anni avuto da un matrimonio lampo con un talent scout di calciatori. Ottavio, il figlio appunto, è un “teologo del quaccherismo” un “moralista” tanto da farle notare i vestiti troppo stretti, troppo corti, i tacchi troppo alti, le scollature troppo profonde che lei indossa. Viola ha un’amica Ivana che lavora all’ufficio stampa di una nota agenzia pubblicitaria di Milano entrambe, raccolgono multe e “fallimenti sentimentali”. Non ultimo per Ivana la sbandata con il suo “capo” Tommaso, uomo sposato con figli, che la sfrutta e per Viola con Giorgio, suo unico e grande amore, che corre per diventare sindaco della città. In una Milano popolata da “designer, deejay, stilisti, wedding planner, visual artist, personal shopper, organizzatori di eventi, sound designer” Viola trascorre le sue giornate tra il figlio che segue attentamente, il lavoro pomeridiano in televisione come opinionista stabile in un programma condotta da Giusy Speranza e cene con uomini strani, pittori, artisti, giornalisti d’inchiesta. Di tutti quelli che incontra, però, di fatto, uno giusto non c’è. Sarà che il suo ex Giorgio le ha trafitto il cuore con un kebab; sarà che lei è diventata complicata e non crede più all’amore a tal punto da elencare ben dieci motivi per cui “l’amore non le manca”, per poi ammettere alla fine che comunque pur di “rivivere quell’attimo, quel solo attimo, quanto t’innamori, e capisci tutto, prima di non capire più nulla”, sì, lei farebbe di tutto; sarà che gli uomini che incontra finiscono sempre a sparare “minchiate” estrapolate dalle solite “macroaree banalità/volgarità/qualunquismo/melensaggine/machismo/arroganza”. Viola è una donna piena di contraddizioni, lo ammette anche lei, quando si paragona a una “matrioska”, in lei c’è “una geisha” chiusa appunto dentro le pareti di legno “che chiede di uscire dalla donna arrabbiata” che si mostra agli altri; inoltre, lei non ama il suo mestiere, la superficialità dello spettacolo “la disgusta” però le “dà da vivere” e infine dichiara di amare ancora Giulio eppure durante la campagna elettorale si innamora dell’altro candidato sindaco, Vasco Martini. Penna pungente, ironica, sarcastica selvaggia come il suo nome e come lei stessa appare spesso in televisione e nel suo blogger personale , la Lucarelli ha “partorito” un romanzo corposo, ben 570 pagine, dal sapore autobiografico che si legge piacevolmente.
Milena Privitera




