Alessandro Baricco supera se stesso nel suo ultimo e ottavo romanzo, pubblicato da Feltrinelli a novembre: “Mr Gwyn”. Supera se stesso, dicevamo, perché ha aggiunto a una trama sospesa tra realtà e fantasia, che ha caratterizzato anche i suoi precedenti romanzi, una prosa asciutta, scevra da ogni orpello, scorrevole, impeccabile. Salta fuori così un ritratto intenso, umano, di uno scrittore inglese di quarantatré anni, appunto Jasper Gwyn (in lui c’è molto di Baricco stesso). Mr Gwyn, dopo aver raggiunto una certa fama letteraria, consegna al Guardian, noto giornale inglese, una lista di 52 cose da non fare mai più nella sua vita. In cima a tutte “smettere di scrivere”. Il suo desiderio, vedremo sin dalle prime pagine del romanzo, non è la crisi che affligge molti scrittori a un certo punto della loro carriera, ma è un voler reinventarsi, cambiare prospettiva, ritornare all’origine della scrittura, a quel gesto semplice, quotidiano, ripetitivo che è mettere in ordine i propri pensieri in una frase. Gwyn vuole fare il copista, vuole scrivere brevi ritratti – scriverli non dipingerli – impresa ardua che a lui riesce perfettamente grazie all’aiuto di Rebecca (sua segreteria, suo primo ritratto), all’amico editore Tom (suo penultimo ritratto) ma soprattutto a una scelta minuziosa, poetica, fantasiosa del luogo adatto, della musica giusta, della luce perfetta. Sfilano così l’agente immobiliare John Septimus Hill, il musicista David Barber, i suoi cani hanno il nome di noti pianisti, l’artigiano di Camden Town e le sue lampadine modello “Caterina dei Medici”, destinate a spegnersi silenziosamente in 32 giorni ad una ad una. In questo luogo tra il reale e magico Gwyn riesce a mettere a nudo i personaggi che accuratamente ha selezionato e a cui ha deciso di scrivere il ritratto: dopo Rebecca, segretaria impeccabile, amica, confidente; un uomo di sessantatre anni che per tutta la vita aveva venduto orologi d’antiquariato; una donna di quarant’anni single che aveva studiato architettura e che si divertiva a fare import-export con l’India; una cinquantenne che voleva un regalo straordinario dal marito (cos’è più straordinario di una “lettura-scrittura della propria anima”); un ragazzo di trentadue anni economista, che di fatto fa pittore – ritratto interrotto per la malattia di Tom, suo editore che chiede in punto di morte un ritratto – ; una ragazzina bellissima e viziatissima. Quest’ultimo ritratto porta Gwyn a staccare in maniera lucida, meditata, di nuovo dalla sua vita e decidere di scomparire. Incastonata poi nel romanzo la figura della signora con il foulard impermeabile, incontrata per caso nella sala d’aspetto di un medico. Lei diventerà per lo scrittore-copista-ritrattista il suo antidoto alla solitudine , la sua consigliera, la sua sostenitrice. Ma chi è veramente Jasper Gwyn (Mr White/Il signor Bianchi)? Un visionario, un originale, Rebecca scopre addirittura che Gwyn ha scritto altri romanzi sotto altri nomi, Akash Narayan e Klarisa Rode. Gwyn è un essere umano con un grande dono, quello di cogliere l’essenza della vita e di saperla narrare. Gwyn è colui che riesce a scrivere pagine di libri mai scritti, quei libri che parlano delle nostre storie, delle nostre vite.
Milena Privitera




