Nessun vascello c’è che come un libro possa portarci in contrade lontane (Emily Dickinson).
L’adolescenza è un periodo della vita complicato nel corso della quale l’individuo acquisisce le competenze e i requisiti necessari per assumere le responsabilità di adulto. In questo periodo entrano in gioco ed interagiscono fra loro fattori di natura biologica, psicologica e sociale che coinvolgono non solo l’adolescente ma anche la famiglia, i parenti, gli amici, la scuola. Leo, il protagonista di “bianca come il latte, rossa come il sangue”, romanzo di esordio di Alessandro D’Avenia, è appunto un adolescente, come ce ne sono tanti oggi: odia la scuola, non va d’accordo con i suoi genitori, ama le scorribande in motorino (rigorosamente “truccato”), non si separa mai dal suo iPod, si confida solo con il suo amico Niko, sfrutta la compagna di classe “sgobbona” Silvia, ha un gergo tutto suo, ama in segreto Beatrice. Leo è un ribelle, introverso, che a parte le partite di calcetto, sembra apparentemente disinteressato, demotivato, apatico, cinico. La vita per lui non ha sfumature, non ha colori intermedi, tutto è bianco come il latte o rosso come il sangue. E se il bianco è il colore del vuoto, dell’assenza, della negazione, della privazione, della malattia di Beatrice, di tutto ciò che lo paralizza e gli fa paura; il rosso è il colore dell’amore, della passione, dei sogni, dei bellissimi capelli di Beatrice, ciò che lo rende vitale, vivo e gli dà speranza nel suo futuro. Eppure Leo così apparentemente fragile ha in sé la forza di un leone. Forza che riesce a tirar fuori quando incontra il nuovo supplente di Storia e Filosofia che ha una luce particolare negli occhi quando spiega e sprona gli studenti a vivere intensamente e a cercare il proprio sogno. E un sogno Leo ce l’ha: si chiama Beatrice. Un sogno che si infrange, quando scopre che Beatrice è malata, molto malata. E la forza gli ritorna irrompente, quando decide di donargli il sangue e di starle vicino sino alla morte. E Leo, aiutato da Silvia, presenza affidabile, serena, costante, dovrà scavare dentro di sé, sanguinare e rinascere, trovando il coraggio di credere in qualcosa per diventare finalmente un adulto. D’Avenia, trentaduenne, siciliano, insegna in un liceo milanese, prendendo spunto proprio da una situazione scolastica, o meglio dai racconti che gli sono stati affidati e ispirati da suoi studenti, ha scritto la sua opera prima senza mai cadere nella retorica e nello scontato.
“Bianca come il latte, rossa come il sangue” è un romanzo sì d’amore, ma soprattutto è un romanzo di formazione, un racconto di un anno di scuola, attraverso il monologo di Leo che racconta cosa succede nel momento in cui nella vita di un adolescente fa irruzione la sofferenza e gli adulti, in questo caso il professore “Sognatore” e il padre, sanno comprendere, ascoltare e aspettare.
Milena Privitera




