“A Nicoletta e a tutti coloro che amano i classici”.
Man mano che leggi “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi, Premio Strega 2010, ti viene naturale domandarti a quale genere letterario appartiene questo corposo romanzo: Storico? Di formazione? Epico? Autobiografico? Antropologico? Deologico? Politico? Ad oltre metà nella lettura del libro comprendi che l’autore, operaio per oltre trent’anni della “Fulgorcavi”, ha voluto soltanto raccontare una storia vera, vissuta, una storia che parla di cose e luoghi che lui conosce bene, di un periodo di tempo cronologico che appartiene alla sua famiglia d’origine, di battaglie politiche combattute in prima persona, d’ideologie che si trasformano per bisogni primari e da cui la voce narrante (Pennacchi stesso) a volte prende le dovute distanze, a volte, invece, le analizza in maniera oggettiva, insomma, “l’opera per la quale sono venuto al mondo” come dice l’autore. “Canale Mussolini”, da cui il romanzo trae il titolo, oggi Canale delle Acque Alte, è il principale canale di bonifica dell’Agro Pontino, territorio coperto da paludi, bonificato negli Anni ’30 dal Governo fascista, diventato durante la fine della Seconda Guerra mondiale, il fronte che divideva l’Italia del Sud liberata dagli anglo-americani da quella del Nord ancora sotto i tedeschi. L’Opera Nazionale Combattenti che si occupò della gestione dei poderi, che venivano via via costituiti nei terreni bonificati, li affida in concessione a famiglie contadine provenienti per lo più dall’Emilia Romagna, dal Veneto e dal Friuli. Tra queste famiglie c’è quella dei Peruzzi, contadini poverissimi della Bassa Padania, a cui è sottratta la terra dai Conti Zorzi Vila, dopo che il governo di Mussolini propone una nuova politica economica, la cosiddetta “quota 90”. Consigliati da Edmondo Rossoni, un vecchio amico socialista, diventato da poco sottosegretario del partito fascista, i Peruzzi accettano e partono per il Lazio. Il podere che gli è affidato è proprio a sinistra del “Canale Mussolini”. La vita da coloni però è piena di difficoltà: i lavori di bonifica non riescono a sterminare la zanzara anofele e la malaria è diffusa; gli abitanti del luogo poco gradiscono i nuovi arrivati e non mancano così scontri e vendette reciproche. I Peruzzi riescono nonostante tutto a risollevarsi economicamente, partecipando attivamente alla vita rurale: i filò tra i vicini di poderi, la Messa della domenica, i vari riti scaramantici e le feste popolari. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, la famiglia Peruzzi subisce il lutto di Pericle, il personaggio principale del romanzo, di cui il corpo non sarà mai trovato. Con la sua morte, la famiglia si sfalda, la moglie, Armida, inizia una relazione incestuosa con il nipote prediletto Paride con cui avrà un figlio, tutti gli altri fratelli (Iseo, Temistocle, Treves e Turati) partono in guerra e ne ritornano stravolti, chi resta, una schiera di donne e bambini, è costretta ad abbandonare le proprie case e a rifugiarsi sui Monti Lepini. Solo nel 1944 dopo la liberazione, i Peruzzi si ritrovano e ritornano nel loro podere per iniziare una lenta ricostruzione. Storia drammatica di una famiglia patriarcale specchio dell’Italia dall’inizio del secolo fino agli Anni ’50, “Canale Mussolini” narra in un dialetto dirompente le vicende del fascismo, la bonifica delle paludi pontine, la guerra di liberazione, la caduta del fascismo, ricostruendo così l’identità dell’Italia di oggi. Colpiscono e tanto le metafore: l’alveare della zia apicoltrice, che parla non solo con le api, ma con tutti gli animali, vacche, muli, cavalli, metafora della famiglia rurale e patriarcale; l’acqua del Canale intrisa del sangue di oltre 5.000 morti durante la Seconda Guerra mondiale, metafora della vita prima e della morte dopo; la terra che i contadini perdono al Nord e poi ritrovano al Sud, metafora della fecondità; il Canale stesso metafora geografica di un’Italia divisa da sempre tra Sud e Nord; infine, tutti i personaggi, metafora degli eroi epici di cui portano i nomi. Un’autentica epopea e un gran romanzo italiano che ci riporta ai classici di Verga, Alvaro, Baccelli, che dovremmo sempre leggere e rileggere per comprendere da dove veniamo.Milena Privitera




