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L’Amico libro di Milena Privitera. “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco, un grande romanzo da mesi nella top ten italiana

di Redazione
21 Gennaio 2011

La lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati (Cartesio).

“Il cimitero di Praga” di Umberto Eco, da alcuni mesi in classifica nei primi posti nella top ten dei libri più letti in Italia, è un romanzo complesso, elaborato, che rimanda a grandi opere letterarie ed eventi realmente accaduti. Lo scrittore, dopo una “breve” divagazione come saggista e giornalista, ritorna all’analisi storica meticolosa e sempre rigorosamente documentata, che tanto successo gli ha dato con “In nome della rosa” (1984) ed “Il pendolo di Foucault” (1988), tradotti in tutto il mondo. Con questo suo ultimo romanzo Eco crea un affresco storico di un periodo importante della cultura italiana: l’Ottocento, creando un vero e proprio romanzo d’appendice, illustrato come i più noti feuilleton del tempo preso in considerazione. L’unico personaggio inventato dall’autore è il protagonista Simone Simonini, falsario ed agente segreto, che a Parigi nel 1897, nell’appartamento sovrastante la bottega di un rigattiere, ormai anziano, inizia ad annotare, in un diario gli eventi della sua lunga ed articolata esistenza. Egli spera in questo modo di far tornare alla memoria alcuni ricordi che ha perso a causa di un’amnesia. Un secondo personaggio, co-protagonista, l’abate Dalla Piccola, che vive in un appartamento vicino, s’intromette con le sue annotazioni, alternandosi alle pagine di diario. I due a volte appaiono la stessa identità altre l’uno l’alter ego dell’altro. Solo a metà del libro una terza voce, il Narratore, ci chiarirà il mistero. Tutti gli altri personaggi presenti nel romanzo sono realmente esistiti e come dice lo stesso autore nella vita reale “hanno fatto e detto ciò che fanno e dicono in questo romanzo” (Nievo, Dumas, Garibaldi, Mazzini, Taxil, Magny, Bergamaschi, Gougenot, Brafmann, Bixio, Vittorio Emanuele ed una sfilza d’altri personaggi che hanno segnato gli avvenimenti storici e letterari dell’Ottocento). L’intreccio del romanzo è quindi presentato al lettore attraverso le pagine del diario di Simonini, scritto tra il 24 marzo 1897 e il 20 dicembre 1898, invece, la storia ricostruisce la reale successione degli eventi avvenuti tra il 1830 e il 1898. Inutile dire che l’uso del flashback è costante e a volte confonde, per questo Eco ha munito il romanzo di una tabella chiarificatrice dove ad ogni capitolo corrisponde un intreccio ed il periodo storico trattato. “Il cimitero di Praga” si snoda attraverso un viaggio che porta il protagonista da Torino attraverso Palermo a Parigi, dove di lui si perdono le tracce. A Torino, Simonini, figlio di un carbonaro, è cresciuto dal nonno, che gli trasmette l’odio viscerale per gli ebrei, e da un gesuita, che alimenta in lui insensibilità ed ossessioni. Simonini è un ragazzo astioso ed odioso verso tutti e tutto. Alla morte del nonno, 1855, Simonini, scopre che la sua eredità è gravata da molti debiti ed è costretto, aiutato dagli studi di diritto, ad andare a lavorare presso il notaio Rebaudengo. Ed è proprio lui che gli insegna a falsificare i documenti, arte in cui ben presto Simonini diventa abilissimo, attirandosi così l’attenzione dei Servizi segreti sabaudi. Divenuto una spia, Simonini è inviato in Sicilia, al seguito dei Mille di Giuseppe Garibaldi, imbarcatosi sulla nave “Emma” di Alexander Dumas, giunge a Palermo nel 1860. Proprio a Palermo conosce Ippolito Nievo, tenente e tesoriere dell’esercito dei volontari, e fingendosi suo amico s’impossessa dei registri contabili e li fa sparire. Tornato a Torino, i servizi segreti piemontesi, lo inviano a Parigi, dove Simonini inizia a lavorare per il controspionaggio francese. Per conto di questi, s’infiltra negli ambienti anarchici e fa arrestare un gruppo di cospiratori che stanno preparando un attentato contro l’imperatore Napoleone III. Quando il Secondo Impero crolla, Simonini si trova coinvolto nei giorni della Comune di Parigi, passando rapidamente alla dipendenza della Terza Repubblica, e nel frattempo continua la sua attività di falsario per aumentare i suoi introiti. L’ultima annotazione nel diario di Simonini è del 20 dicembre 1898 quando il romanzo si chiude bruscamente con la preparazione di un attentato nella metropolitana di Parigi, operazione in cui, presumibilmente, perderà la vita. Il titolo del romanzo, a cui è dedicato un intero capitolo, si rifà al pensiero fisso di Simonini, l’intenzione in pratica di creare la sua opera migliore, il falso documento sulla congiura ebraica. Secondo il falso documento, a cui il protagonista lavora tutta la vita, dodici Rabbini a capo di tutte le comunità ebraiche si riuniscono ogni cento anni appunto nel Cimitero di Praga per complottare e rovesciare i governi del mondo e conquistare il potere assoluto. “Il cimitero di Praga” è un romanzo storico di grande spessore, dove sono ricostruiti in maniera approfondita fatti, avvenimenti, eventi di un secolo che ha prodotto le ideologie del Novecento, forse scevro di alcune parti sarebbe risultato di più facile lettura. Incisivo è certamente il costante antisemitismo che ci illumina sulle ragioni di quello che si diffonderà un secolo dopo e tante vittime farà in Europa.
Milena Privitera

Tag: Libro
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