Sono entrata in libreria per comprare uno dei romanzi della trilogia “Cinquanta sfumature di …” incuriosita dall’enorme successo che la James sta riscuotendo in tutta l’Europa e sono uscita con un altro romanzo selezionato per il Premio Strega 2012: “Il corridoio di legno” di Giorgio Manacorda. Opera prima e forse unica di un grande saggista, poeta, intellettuale a tutto tondo, questo romanzo, che ha impegnato il suo autore per oltre trent’anni, parte da fatti veri che hanno dilaniato l’Italia degli anni ’70, – chiaro il riferimento al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro-, ma ne racconta uno sviluppo totalmente diverso, quello di una dittatura militare molto simile ad alcuni regimi sudamericani o più vicini a noi quello dei Colonnelli in Grecia. Come nel romanzo di Alessandro Piperno, i protagonisti sono due fratelli dai destini diversi ma complementari, Andrea e Silvestro, attraverso loro Manacorda ricostruisce il percorso della lotta armata italiana e lo fa servendosi di un amico comune ai due, Giorgio, un poliziotto che indaga su fatti drammatici e controversi di lotta armata e di scontri tra formazioni di estrema destra e formazioni di estrema sinistra . Giorgio si reca a Berlino, dove aveva frequentato il collegio Taubenberg negli anni della sua adolescenza, vuole scoprire che fine hanno fatto i due fratelli e il gruppo di amici di allora scopre presto – i sospetti già li aveva- che Silvestro e gli amici del collegio, una volta rientrati in Italia, hanno intrapreso la strada della lotta armata. Andrea, invece, dopo il collegio, è rimasto a Berlino, ha fondato insieme a un amico una casa editrice e si è legato sentimentalmente a Lotti. Giorgio trova delle lettere di Andrea, inviate al suo socio in affari Friedrich, e grazie a esse scopre che è Andrea ritornato in patria alla ricerca del fratello, qui è stato catturato da alcuni terroristi che lo usano per ritrovare a loro volta Silvestro, che da leader della rivolta studentesca è diventato capo di quella Milizia, istituita proprio per perseguire e debellare il terrorismo. Per alcune pagine, le più intense, Manacorda ci fa capire come la violenza è l’origine di ogni male e l’orribile perversione che giustifica certe ideologie e di quanto sia vuota, inutile e straniante la sete di potere. Il romanzo si chiude nell’isola Bisentina sul lago di Bolsena, dove i due fratelli s’incontrano dopo molti anni e … In questo romanzo di fantapolitica gli eventi si compongono tra flashback e flashforward in una ricostruzione di fatti veri e non, che portano verso una tragica conclusione. Non c’è salvezza, non ci sono speranze ma solo l’amarezza che tutto è stato inutile, che il tutto non è servito a niente.
Milena Privitera




