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E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti”. (Paolo Borsellino).Il primo romanzo di Franco Di Mare, “Non chiedere perché”, ci porta all’estate del 1992 a Sarajevo, quando, nel cuore della vecchia e pacifica Europa, una città cosmopolita per tradizione si trova a subire un assedio impensabile (sarebbe durato 44 mesi). In una Sarajevo piegata dalla fame, dalla guerra, dalla distruzione, da circa 329 bombardamenti al giorno, dai cecchini che sparano indiscriminatamente da ogni angolo della città, il 3 luglio del 1992, giunge l’inviato di guerra della televisione italiana, Marco De Luca. Giovane, impavido, da poco separato, Marco s’immerge subito nelle manifestazioni quotidiane di coraggio della gente comune che vive in quell’inferno: il suo primo servizio parlerà di un anziano che sfida, a braccia aperte ed occhi chiusi, il tiro di uno snajper (cecchino). Quello è anche il suo primo incontro con la morte, ne seguiranno tanti altri fino ad entrarne in confidenza, a respirarla, a conoscerla, ad ogni angolo in ogni momento, nelle sue tre settimane trascorse a Sarajevo. Marco, grazie ai suoi servizi televisivi, che denunciano l’inaudita barbaria di una guerra fratricida, impiegherà pochissimo tempo a farsi conoscere e rispettare dai serbi con cui, per lavoro prima e per amicizia dopo, entrerà in contatto: Edin, professore di Scienze politiche all’Università di Sarajevo, la moglie Anisa, insegnante di Letteratura Italiana in un liceo cittadino; Ljubo, il traduttore e producer, Kemal, l’autista miracoloso che lo porta sano e salvo dappertutto, Miran, il soldatino di tredici anni ferito gravemente, uomini e donne insomma di ogni estrazione e professione. Un giorno, una granata è sparata sull’orfanatrofio Ljubica Ivezic, Marco, insieme all’inseparabile operatore Luciano, accorre per un servizio per denunciare ancora una volta l’orrore che si sta consumando nel cuore dell’Europa in mezzo all’indifferenza generale. In mezzo a quei bambini, fortunatamente illesi, Marco incontra Malina, dieci mesi, unica bruna tra tanti bimbi biondi, sorriso dolcissimo, se ne innamora e decide di adottarla. Gli ostacoli, naturalmente, non mancano e non sono solo quelli della guerra, della burocrazia, dei funzionari, ma sono anche e soprattutto i suoi mille dubbi di uomo solo e razionale. Marco in ogni modo, aiutato da due donne temerarie Karina e Donna Maria Teresa Giovanelli, porterà via con se Malina, il dono d’amore che stravolgerà la sua vita. Tutti gli episodi descritti in “Non chiedere perché” sono autentici, lo stesso autore ci spiega di aver cambiato i nomi dei protagonisti, ma non quelli delle vittime, ne viene fuori così un ritratto vivo, vero di una guerra non raccontata da un semplice cronista ma vissuta in prima persona con profonda empatia da un inviato davvero speciale. Bella l’idea di presentare il libro (18 marzo, Hotel San Domenico) insieme alle testimonianze video, che propongono i documenti del giornalista-autore passati nei Tg di quella fatidica estate del 1992, un modo efficace di ribadire la follia di quella guerra, della strage di tanti innocenti, delle uccisioni, degli stupri e delle torture ma anche di farci ricordare che l’amore è l’unico atto di follia a cui dovremmo aspirare.
Milena Privitera




