Un’infanzia e un’adolescenza solitaria possono devastare, se poi sin da bambina fai l’esperienza di non essere amata e accettata allora tutta la vita sarai depredata nell’interezza della tua esistenza. Questa è Rebecca protagonista del romanzo di Mariapia Veladiano “La vita accanto”. Brutta a tal punto da creare repulsione, Rebecca ha un padre inadeguato, una madre che non accetta la realtà, una zia molto ma molto invadente e una tata che funge da vice madre. Le uniche due figure positive nella sua vita, entrambe un legame con il mondo esterno, sono la maestra Albertina, normale nella sua straordinarietà e l’amica del cuore, l’unica, Lucilla che la vede con gli occhi del cuore. Rebecca cresce “segregata” in casa in un’atmosfera opprimente, in un clima di cose non dette e non fatte che la faranno sentire sempre in colpa, sempre ai margini di una vita non pienamente vissuta a causa delle sue fattezze – di fatto poco apprendiamo. Rebecca però ha un grande talento che presto diventa anche la sua unica passione: suonare il piano. Proprio dopo il suicidio della madre, Rebecca incontra De Lellis, un professore di musica che la prende a ben volere, la spinge a entrare in Conservatorio, e le fa conoscere la vecchia madre, famosa pianista. Tra lei e Rebecca nasce un’amicizia fatta di aiuto, confidenze, empatia. Grazie alla vecchia signora De Lellis, Rebecca troverà la sua strada e diventerà pianista e compositrice di colonne sonore per film. Più che romanzo sulla bruttezza “La vita accanto” è un romanzo sulla solitudine, sulla depressione, sulla descrizione di una vita spezzata. Marapia Veladiano ci fa riflettere comunque sul modo in cui spesso gli altri, la società in generale ci spinge ad adeguarci a un certo target di bellezza, che durante la fase adolescenziale porta ad una non accettazione del proprio corpo e di se stessi. Il finale ci propone la prospettiva di una vita a due: Rebecca, nota pianista, e Lucilla, rientrata da Londra ormai famosa soprano, insieme nella stessa casa a condividere un futuro migliore per entrambe.
Milena Privitera




