Il fenomeno editoriale del giallo svedese ha dell’incredibile, dal 2007 a oggi, infatti, gli scrittori di thriller, nativi in Svezia, che sono riusciti a imporsi sul mercato editoriale nel mondo, sono ormai tanti. Solo per citarne alcuni: Henning Mankell, Asa Larsson, Arne Dahl, Liza Marklund, Leif GW Persson, Camilla Läckberg. Il poliziesco svedese ha tutte le caratteristiche del “genere” ma si differenzia e per questo conquista il lettore, per due motivi: la prima l’analisi psicologia dei protagonisti; la seconda l’ambientazione, lunghi inverni illuminati dalle aurore boreali. Ho scelto l’ultimo romanzo della Läckberg, già in classifica in Italia da alcune settimane, “Lo scalpellino”, che chiude, almeno per ora, la trilogia della coppia Erika Falck e Patrick Hendström. Il romanzo procede su due piani temporali che si ricongiungono nel capitolo finale, da un lato la storia di Sara, bambina con disturbi comportamentali, che è ripescata morta da Frans Bengts, che vive pescando aragoste per i turisti nel mare di Fjällbacka, dall’altro la storia di Agnes, ragazza ricca e viziata prima, donna sola, psicopatica e povera dopo. Dall’autopsia si scopre che Sara non è morta per annegamento, nei suoi polmoni, infatti, si trova acqua dolce e sapone: qualcuno l’ha annegata in una vasca da bagno prima di gettarla in mare. Mentre Erika, nota scrittrice di biografie, mamma da poche settimane, è alle prese con una depressione post partum, Patrick, poliziotto e suo compagno di vita, comincia a indagare. E ancora una volta nella bella cittadina, a 500 km da Stoccolma, scelta dall’attrice Ingrid Bergman come dimora, si scatenano drammi familiari che il tempo non è riuscito a placare. Patrick s’imbatte così con tradimenti, gelosie, rancori, violenze, pedofilia, tutti i peggior mali misteriosamente nascosti nelle famiglie apparentemente tranquille di Fjällbacka, che distruggono le relazioni dei e tra i molteplici personaggi della Läckberg. Ne viene fuori un ritratto di un paese dove ciò che conta è l’apparenza oltre ogni logica, ma anche di una netta separazione tra classi sociali, in cui una borghesia benestante si chiude in se stessa, rendendosi inaccessibile agli altri. Al lettore attento non manca la possibilità di intuire, sin dalle prime pagine, chi è l’assassino e l’artefice maligno di ogni azione, come gli è data la possibilità di leggere il romanzo in due modi diversi, ma che conducono come abbiamo detto alla stessa soluzione: leggendo i capitoli nella sequenza voluta dall’autrice (intreccio) o in quella facilmente individuabile grazie all’uso del corsivo e dell’ordine logico e cronologico, 1926-1962, (fabula). Al terzo romanzo della sua serie Camilla Läckberg traccia una figura femminile dalla psiche mostruosa e dagli effetti devastanti e dimostra che spesso troppo spesso il passato ritorna lacerante.
Milena Privitera




