Ci sono molti livelli di lettura per affrontare i romanzi di Giuseppina Torregrossa, palermitana trapiantata a Roma, per oltre vent’anni ginecologa adesso scrittrice di successo: puro piacere di leggere una scrittura scorrevole, avvolgente e poetica; autentico interesse ad addentrarsi nelle diverse dinamiche psicologiche che caratterizzano il rapporto uomo/donna; forte richiamo a capire la Sicilia attraverso fatti storici e sociali. Qualunque sia la chiave di lettura al centro dei romanzi della Torregrossa c’è il mondo femminile scollato da quello maschile inserito in una Sicilia vista con gli occhi e sentita con il cuore da “emigrante”, troppo spesso però rassegnata, vinta. La protagonista dell’ultimo romanzo di Giuseppina Torregrossa “Manna e miele, ferro e fuoco” si chiama Romilda, viene alla luce in una notte di tormenta, quarta (dopo tre maschi) di Maricchia, apicoltrice, e Alfonso, mannaluoro. Romilda si rivela subito una bambina speciale: Maricchia la trova ricoperta di uno sciame di api nere che la proteggono e la cullano e Alfonso sin da subito si rende conto che, di tutti i figli, solo lei ha le capacità per ereditare i segreti del suo mestiere. Romilda dunque nella prima parte del romanzo è manna, sostanza dalle miracolose virtù nutritive e curative ed è miele, nettare dolcissimo utile per alleviare tantissimi disturbi. Romilda, “pupa di manna e miele”, nella seconda parte del romanzo, incontra la violenza del ferro e la prepotenza del fuoco di un marito vecchio don Francesco, barone di Ventimiglia, e lei sposa-bambina dovrà lasciare il bosco di Gangi, dov’era cresciuta, conoscere le durezze di una vita più agiata ma che lei non riesce ad accettare, diventare madre di malavoglia e soggiacere ai voleri di un uomo despota. Nonostante tutto, Romilda non si lascia condizionare dagli eventi e si ribella, diventata ormai donna matura, prende in mano la sua vita ritorna a Gangi e intraprende il mestiere di mannaluora, la prima mannaluora delle Madonie. Riesce infine a trovare anche il vero amore Lorenzo e una notte: “Un’onda liquida passò per il petto di Romilda. Il corpo liscio e forte di Lorenzo davanti a lei era un dono del destino e gli si abbandonò contro. Era ferro appena forgiato. Come manna filante un cannolo calò tra le sue gambe. Romilda aprì le labbra, c’era del miele nella bocca di lui. Il fuoco arrivò subito”. I quattro elementi (manna, miele, ferro e fuoco) si equilibrano tra di loro permettendo una nuova vita alla protagonista del romanzo. Alla trama fa sfondo una Sicilia dell’Ottocento che va verso l’Unità d’Italia, il crollo del regno borbonico, l’impresa di Garibaldi (uno dei fratelli di Romilda, Tanuzzo, è un garibaldino), l’instaurarsi del governo sabaudo, il diffondersi dei gabellotti, lo sfruttamento dei contadini e degli zolfatari. Insomma, un mondo antico immobilizzato dalla contrapposizione dei ruoli di padrone da un lato e di vassallo dall’altro, metafora questa di una Sicilia attraversata dal tempo eppure ferma nel tempo. Giuseppina Torregrossa, ex ginecologa e scrittrice, ci racconta com’è nata una storia di passione e patimento ma soprattutto qual è il prezzo che il Sud ha dovuto pagare all’Unità d’Italia.
Milena Privitera




