Belpasso. “Non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalla profondità del sangue e dell’angoscia” scriveva Franz Kafka. La fiaba di Barbablù, resa celebre da Jacques Perrault alla fine del 1600, trae la vicenda da un personaggio reale vissuto qualche secolo prima, il barone Gilles de Montmorency-Laval, ricco capitano dell’esercito francese, distintosi in battaglia durante la Guerra dei Cent’anni e insignito di numerosissime onorificenze, condannato alla pena capitale nel 1440 per gli efferati crimini commessi.
Perrault trasfigurò la vicenda, raccontando così la storia di un pluriomicida di donne, le sue sei mogli, ucciso infine dalla settima, l’unica in grado di ribellarsi.
Lo spettacolo scritto da Costanza Di Quattro – per la regia di Moni Ovadia – è interpretato da Mario Incudine e prende a pretesto la celebre fiaba per una riflessione sulla figura dell’uxoricida/femminicida, tornata di tragica attualità in questi ultimi anni ma sempre esistita, una riflessione sulla natura culturale di questi crimini. Barbablù è una fiaba antica, un racconto marcatamente noir i cui contorni rosso sangue attraggono e ripugnano al contempo.
È una fiaba vera, immersa fra castelli incantati e chiavette magiche, amori infiniti e amori tragicamente distrutti. In un posto senza spazio, in un tempo che non c’è, Barbablù si racconta a noi attraverso un delirio surreale di lucida follia. Diverso da quello che la letteratura ci ha propinato negli anni, questo Barbablù si apre e si confida, racconta di essere stato e di continuare a essere.
Lui, nella sua essenza di uomo, di bambino ferito, di amante frustrato, di figlio non amato. Lui, uomo del suo tempo per ogni tempo. Eterno insoddisfatto, cruento assassino, instancabile amante. Un intenso monologo che racconta la storia del cattivo per eccellenza, i setti amori vissuti, le sette vite distrutte fino all’ultima, l’unica per la quale valeva la pena fermarsi. E non solo alla favola si attiene il racconto.
La verità permea l’andamento dello spettacolo; la verità storiografica di un personaggio realmente esistito il cui nome echeggia ancora nel mondo sotto il ricordo fantastico di Barbablù. Il protagonista si racconta, i fantasmi della sua mente prendono corpo, si animano di vita propria.
Odio, amore, paura, possesso, sopraffazione si mescolano in un climax crescente in cui il protagonista è inarrestabile. Barbablù è il desiderio di sopraffazione che pervade la nostra società. Barbablù è la lotta impari per antonomasia tra potenti e sottomessi. Le musiche originali di Mario Incudine sono eseguite in scena da
Antonio Vasta mentre Elisa Savi, con la collaborazione di Stella Filippone, firma scene e costumi.
Una Produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano, in collaborazione con Teatro “Leonardo Sciascia” di Chiaramonte Gulfi, Teatro “Nino Martoglio” – Videobank, Teatro Pubblico Ligure, Asc Production.





