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Taormina. Fondazione “Mazzullo”: Ragonese attacca il presidente Auteri e lo invita a rassegnare le dimissioni. “Finora solo manifestazioni di dubbio valore artistico e sagre culinarie sdoganate come eventi enogastronomici”

di Redazione
8 Marzo 2018

 

Giuseppe Ragonese

Taormina. Da Giuseppe Ragonese, riceviamo e pubblichiamo: “Nella mia veste di direttore artistico e membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Giuseppe Mazzullo di Taormina, mi dissocio, con fermezza, dalla sortita mediatica del presidente Alfio Auteri. Né i contenuti, né i tempi del comunicato diramato dal presidente il 21 luglio ultimo scorso, sono stati discussi nell’ambito del Consiglio di Amministrazione e, per quanto mi riguarda, non rappresentano altro che un’infelice iniziativa personale dell’amico Alfio Auteri, il quale sembra più animato dalla volontà di far pesare un suo presunto ruolo governativo – sdoganando l’erronea idea che la presidenza della Fondazione costituisca un posto di sottogoverno – piuttosto che da reale attaccamento e dedizione all’istituzione da lui presieduta e dalla mission che tale Ente persegue. Con la sua azione il presidente ha evocato un quadro decisamente allarmante, tale da ingenerare un clima di generale sfiducia verso l’Ente da parte di tutti gli operatori culturali con i quali la Fondazione si trova in contatto e con il quali l’Istituzione si è trovata spesso a collaborare nell’immediato passato: una circostanza, questa, che invece di aiutare la Fondazione, sicuramente contribuirà a renderne difficile il cammino. Dal gennaio al luglio di questo anno, la Fondazione è riuscita ad organizzare una sola esposizione d’arte contemporanea (Isole Contemporanee), per il resto limitandosi ad accogliere, su esclusiva e abusiva iniziativa del presidente, manifestazioni di dubbio valore artistico e, in alcuni casi, al solo fine di usare cortesie istituzionali a soggetti che, sino ad oggi, hanno considerato il Palazzo dei Duchi di S. Stefano non quale sede museale di pregio, ma come struttura polifunzionale al pari di uno dei tanti palazzetti della cultura sparsi per il territorio italiano. Ho adoperato il termine abusiva non per gusto di melodramma, ma con piena aderenza al significato letterale di tale aggettivo. Con il regolamento adottato dal Consiglio di Amministrazione, la Fondazione Mazzullo ha dato facoltà al presidente di concedere le sale della sede museale per le iniziative che non impegnassero gli spazi per più di tre giorni. Una facoltà da esercitare con molta parsimonia, nel rispetto delle prerogative del CdA e delle linee guida dallo stesso dettate in tema di concessione degli spazi ma che, nei fatti, è divenuta la scorciatoia per una gestione personalistica ed autoreferenziale. Pur avendo a disposizione un CdA presente e volenteroso – fatto quantomai insolito per la Fondazione Mazzullo – il presidente agisce come amministratore delegato pur non essendogli stata conferita delega alcuna: le poche riunioni convocate si sono risolte in un’audizione di relazioni sulle iniziative assunte dal presidente e da quest’ultimo portate a termine. Il presidente, nel comunicato diramato, lamenta la lontananza della Amministrazione comunale: fatto alquanto bislacco, se si tiene in debito conto che, nel corso delle riunioni di CdA, ha invece più volte vantato la vicinanza del sindaco e dell’assessore alla Cultura. Una vicinanza talmente stretta da impedirgli di richiedere il contributo economico annuale deliberato dal Consiglio comunale nel 2013 e mai erogato per mancanza di formale istanza: ben 20.000 euro che avrebbero permesso di affrontare con animo più leggero alcuni dei debiti denunciati. E, a proposito di questi, mi tocca sottolineare che sarebbe bastato fare riferimento alle esperienze presenti in seno al CdA, per avere un quadro meno nefasto della situazione economica della Fondazione: come è a molti noto, sono un avvocato e, per giunta, pratico la professione (unica fonte del mio reddito!…). Ciò che realmente manca alla Fondazione Mazzullo, oggi, è una guida autorevole e competente: qualcuno che vanti un’esperienza effettiva nel settore Cultura, che possa permettere all’Ente di tagliare un soffocante cordone ombelicale con una politica che, di Cultura (e non solo di quella…) si interessa ben poco. A febbraio ho presentato un articolato programma di manifestazioni realizzabili a costo zero: nessun onere economico per la Fondazione, ma solo il privilegio di poter dirsi produttrice di eventi culturali di qualità. Ma la discussione, nelle riunioni di CdA, si è esclusivamente incentrata su argomenti, quali quelli esposti, nel suo comunicato, dal presidente, che poco o nulla avevano a che fare con la programmazione delle attività della Fondazione: come si può pretendere di ottenere credito (e, pertanto, contribuzioni finanziarie), se non si è in grado di esibire una progettazione credibile. Ha ritenuto invece opportuno, a dispetto dei numerosi inviti in senso contrario, limitarsi alla funzione di affittacamere, spesso dando spazio a soggetti che, già da tempi passati, la Fondazione aveva escluso dal novero delle proprie collaborazioni: il tutto in palese contraddizione con quel regolamento che, l’odierno CdA, ha fortemente voluto al fine di creare un setaccio a maglie strette proprio per tener fuori eventi che non hanno alcuna attinenza con gli scopi statutari (vedi, ad esempio, piccole sagre culinarie sdoganate come eventi enogastronomici, con tanto di foto-ricotta sui social network!). Il CdA assiste ad una quotidiana ed illegittima esautorazione da parte del suo presidente che, invece di manifestarsi quale organo attuativo delle deliberazioni di un Consiglio, rivendica immaginifiche prerogative, sottraendosi a qualsiasi preventivo sindacato ed agendo, senza mandato alcuno, in nome e per conto anche di soggetti, tra i quali il sottoscritto, che vengono messi dinanzi all’ineluttabile fatto compiuto. Lampante esempio di ciò è la recente sottoscrizione di un protocollo di intesa con una – ai più – ignota Proloco Taormina: non è noto il contenuto dell’accordo, né la sua durata, né le sue reali finalità; uniche certezze sono: l’installazione all’ingresso del Palazzo dei Duchi di S. Stefano di un banchetto, di approssimativa fattura, dal quale vengono distribuiti volantini che pubblicizzano una app che consente di pubblicizzare la propria attività commerciale al costo di 39,90 euro e l’applicazione di una gentile signora che, pur volenterosa, nulla di specifico può dire circa la Fondazione e la sua prestigiosa sede. Meno noto è che la signora in questione non dipende dalla detta Proloco, ma da una cooperativa sociale di Gaggi che, non è ben chiaro come, appoggia la Proloco. Mancanza di una seria programmazione, di trasparente e competente gestione, di collegialità delle decisioni: a quanto pare la Fondazione Mazzullo, nel settore Cultura, replica oggi le deteriori qualità di un’Amministrazione cittadina incapace di comprendere che proprio il settore Cultura può costituire il reale volano di un’economia turistica all’asfissia. Si naviga a vista quando tracciare una rotta sarebbe possibile e doveroso fare. Non servono proclami o roboanti denunce pronunciate proprio da chi è stato chiamato ad ovviare alle criticità denunciate: è necessario agire, assumendo in proprio il coraggio dell’iniziativa. Sia chiaro: la mia non è una critica alla persona, ma alla sua capacità di ricoprire il ruolo affidatole. Una critica che, proprio alla luce di quanto dalla stessa denunciato, mi porta a considerare necessario, da parte sua, un gesto consequenziale: le dimissioni. Giuseppe Ragonese, direttore artistico della Fondazione Giuseppe Mazzullo”.

Tag: Fondazione MazzulloTaormina
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