
Taormina. Il sipario si è chiuso, ma l’eco dello stupore e dell’incanto che ha pervaso il Teatro Antico l’8 e il 9 settembre 2025 riecheggerà a lungo tra le pietre millenarie della cavea. “Lo Schiaccianoci 3.0”, il rivoluzionario spettacolo firmato dal Balletto di Sicilia con la direzione artistica di Pietro Gorgone, ha superato ogni aspettativa, trasformando due notti settembrine in un’esperienza estetica e sensoriale memorabile.
UN CAST INTERNAZIONALE PER UN’OPERA FUORI DAL TEMPO
Protagonista assoluto della scena è stato Nam Hyeon Woo, la star sudcoreana osannata nei teatri di tutto il mondo. La sua partecipazione, accolta da un’ovazione sin dal primo ingresso in scena, ha elevato il livello dello spettacolo a standard internazionali. Con una potenza scenica elegante e magnetica, Nam ha incarnato con intensità il suo ruolo, fondendo la raffinatezza della danza classica con una vena moderna e interpretativa che ha lasciato il pubblico senza fiato.
Sul palco del Teatro Antico di Taormina, un cast di altissimo profilo ha contribuito a costruire un mosaico coreografico di rara bellezza: Amilcar Moret Gonzales, nei panni del principe e coreografo/regista dell’opera, ha offerto una lettura carismatica e intensa, affiancato da una radiosa Virginia Tomarchio, portavoce del talento siciliano sulla scena internazionale. Alex Atzewi ha portato il suo tocco inconfondibile alle coreografie, fondendo tecnica e anima in ogni passo. Ad aprire la serata, la maestosa Oksana Bbondareva, étoile di fama mondiale, che ha incantato la platea con una variazione classica eseguita con una perfezione quasi irreale, dando il via a uno spettacolo che ha saputo coniugare classicismo e sperimentazione.
PIETRO GORGONE, LA MENTE VISIONARIA DIETRO LA MAGIA
Ma se lo spettacolo ha brillato di luce propria, gran parte del merito va al direttore artistico Pietro Gorgone, vero architetto emotivo e creativo di questa straordinaria operazione artistica. Gorgone ha saputo orchestrare un equilibrio perfetto tra innovazione e rispetto della tradizione, firmando una visione che ha riscritto i codici del celebre balletto di Čajkovskij. Il suo “Schiaccianoci 3.0” non è stato solo uno spettacolo, ma un manifesto di contemporaneità, capace di parlare al cuore dello spettatore moderno senza tradire la nobiltà del repertorio classico. La sua regia artistica, attenta, sensibile e coraggiosa, ha dato spazio a nuove forme di espressione, valorizzando ogni danzatore, ogni luce, ogni movimento. In lui convivono la lucidità di un maestro e la passione di un visionario. Taormina gli ha reso omaggio con applausi lunghi e sentiti, meritati riconoscimenti per un artista che da anni lavora silenziosamente per elevare il livello della danza italiana.

UN PREMIO ALLA CARRIERA E UN’EREDITÀ CHE CONTINUA
Nel corso delle serate, è stato conferito un sentito premio alla carriera a Margarita Trayanova, una delle figure più significative della danza europea, per la sua dedizione come ballerina, coreografa e insegnante. A ritirarlo, in un momento particolarmente toccante, la figlia Cristina Grigorova, anch’essa affermata danzatrice a livello internazionale.
IL BALLETTO DI SICILIA: UNA FUCINA DI TALENTO
I ballerini del Balletto di Sicilia, cuore pulsante della produzione, hanno dimostrato talento, versatilità e rigore, interpretando coreografie complesse con grande padronanza tecnica e coinvolgente intensità emotiva. Professionisti e giovani promesse hanno danzato insieme, sotto la guida esperta di Gorgone, dando vita a un ensemble armonioso e potente.
CONCLUSIONE
“Lo Schiaccianoci 3.0” non è stato solo uno degli appuntamenti più attesi della stagione, ma un punto di svolta nel panorama coreutico italiano. In un teatro che ha visto passare secoli di storia e arte, Pietro Gorgone e il suo team hanno scritto una nuova pagina di bellezza, coraggio e visione. Il pubblico, tra emozione e meraviglia, si è alzato in piedi più volte, tributando a ogni artista il giusto applauso. Perché certe serate non si dimenticano: si conservano, come piccoli miracoli, nella memoria collettiva di chi ama l’arte.



