
Taormina. “L’ultima seduta del Consiglio comunale del 10 novembre 2025 ha consegnato un’immagine preoccupante: attacchi ai giornalisti, il cui lavoro viene bollato come carta igienica, insofferenza verso le critiche e una maggioranza che, sui nodi veri, continua a tacere. È un modo di stare nelle istituzioni che impoverisce il confronto e allontana la città dalle risposte di cui ha bisogno”: a scriverlo, in una nota, Luca Manuli e Alessio Bonsesoli di Progetto Ricostruzione Taormina.
«La stampa non è un bersaglio, è un presidio democratico – afferma Alessio Bonesoli, membro di PRT – parole come carta igienica non sono una svista, sono un messaggio che delegittima chi informa e chi fa domande. A Taormina non può passare l’idea che il dissenso sia un fastidio da zittire. Chi governa ha il dovere di rispondere nel merito, non di etichettare chi pone questioni scomode».
«Delegittimare la stampa non colpisce solo i giornalisti: manda un segnale all’intera città. E quel segnale si sente già: sempre più persone ci dicono di avere timore a esporsi, a firmare una petizione, persino a fare domande. Questo clima permea la comunità, inquina la qualità delle decisioni pubbliche e riduce lo spazio del confronto», dichiara Luca Manuli, consigliere comunale.
Sul tema partecipate, PRT richiama l’attenzione su trasparenza e correttezza.
«Riprendendo quanto evidenziato in Aula da Luca Manuli – prosegue Bonesoli – non possiamo accettare che le partecipate diventino uno strumento politico. E quando emergono rapporti di parentela nell’orbita delle società partecipate, è doveroso pretendere massima chiarezza per garantire libertà di giudizio del Consiglio e fiducia dei cittadini. Su assetti, nomine e possibili conflitti non possono esistere zone d’ombra».
«Il punto è semplice: questo sistema di partecipate, alla luce delle nomine che sono state fatte e degli incarichi assegnati, si è già rivelato per ciò che temevamo», aggiunge Luca Manuli.
«C’è un punto che dovrebbe suscitare sdegno in chiunque tenga a Taormina: un modo di fare politica che deride il dissenso, usa le partecipate come leve di potere e lascia zone d’ombra allontana le persone dalle istituzioni», conclude Alessio Bonesoli.
«La città – conclude la nota – non merita rassegnazione: servono regole chiare, trasparenza e rispetto. Solo così lo sdegno può diventare partecipazione e la partecipazione, buon governo».



