
Taormina. “Rifiuti, vivibilità, parcheggi, lavoratori, tributi e partecipate. Per Progetto Ricostruzione Taormina il terzo anno dell’Amministrazione De Luca lascia emergere un filo comune: troppo spesso ai taorminesi è stato chiesto di adattarsi alle scelte dell’Amministrazione, anziché costruire quelle scelte partendo dalle esigenze della comunità”. È questo il senso dell’intervento del consigliere comunale Luca Manuli, presidente di Progetto Ricostruzione Taormina e membro di Controcorrente, durante il dibattito sulla relazione annuale del Sindaco.
“Abbiamo voluto raccontare questo terzo anno non attraverso gli annunci dell’Amministrazione – spiega Manuli – ma attraverso ciò che i Taorminesi hanno concretamente vissuto. E mettendo insieme vicende molto diverse emerge sempre la stessa domanda: è l’Amministrazione ad essere al servizio dei cittadini o sono ormai i cittadini a doversi mettere al servizio del modello costruito dall’Amministrazione?. Uno degli esempi richiamati è quello degli orari di conferimento dei rifiuti nel centro storico. Per mesi ai residenti è stato chiesto, durante buona parte dell’anno, di conferire tra l’1.30 e le 5 del mattino. Nell’agosto 2025 la proposta di estendere il conferimento fino alle 7 fu bocciata; mesi dopo quella stessa possibilità è stata prevista nel nuovo regolamento. Una soluzione semplice è stata prima respinta e poi adottata dopo mesi di disagio, proteste e interlocuzioni. Il problema non era scegliere tra decoro e residenti. Era trovare una soluzione capace di garantire entrambi. Si poteva fare prima”.
“La stessa difficoltà nel correggere le scelte – prosegue Manuli – emerge a Mazzarò e Isola Bella. Da mesi residenti e operatori pongono il problema della sosta e della vivibilità della zona. PRT aveva avanzato proposte concrete: aumentare gli stalli riservati ai residenti e prevedere una tariffa agevolata per i residenti sulle strisce blu, così da offrire un’alternativa quando gli spazi dedicati risultano occupati. Ad aprile il presidente di Asm, Giuseppe Campagna, dichiarava pubblicamente di conoscere la situazione e che sarebbero stati valutati interventi. Con la stagione ormai iniziata, però, nessuna delle soluzioni prospettate era stata attuata. Non possiamo continuare a sentirci dire che un problema è conosciuto e attenzionato se poi, mesi dopo, chi vive quella zona si trova davanti sostanzialmente alle stesse difficoltà. Mazzarò non è soltanto una spiaggia, una funivia o una porta d’ingresso per migliaia di visitatori. È una parte di Taormina nella quale deve essere possibile vivere. Da qui il tema più generale della mobilità. Per PRT la priorità dovrebbe essere chiara: prima i residenti, poi i lavoratori che ogni giorno permettono a Taormina di funzionare, quindi l’organizzazione dei grandi flussi turistici”.
“Se i parcheggi pubblici vengono gestiti prevalentemente in funzione della rotazione e della massimizzazione degli incassi – sottolinea il consigliere comunale – il rischio è che residenti e lavoratori vengano progressivamente penalizzati proprio negli spazi e nei servizi di cui hanno bisogno ogni giorno. E indicare genericamente il trasporto pubblico come alternativa non basta: prima bisogna costruire un servizio realmente compatibile con turni, orari serali e necessità di una città turistica. Poi si può chiedere alle persone di cambiare abitudini. Non il contrario. Per PRT non è soltanto un problema di parcheggi, ma di vivibilità: decidere se la città debba essere organizzata innanzitutto intorno a chi la vive e la fa funzionare oppure se residenti e lavoratori debbano continuamente adattarsi alla pressione generata dai flussi e alle esigenze finanziarie dei servizi pubblici”.
“Il rapporto tra Amministrazione e cittadini – precisa Manuli – è emerso con ancora maggiore evidenza sul tema dei tributi. In questi anni, e anche in quest’ultimo anno, i taorminesi hanno vissuto una stagione di riscossione particolarmente pesante: accertamenti, file agli uffici, posizioni contestate, errori da correggere e cittadini costretti in alcuni casi a dimostrare di essere in regola. L’evasione va combattuta, ma proprio per questo bisogna essere rigorosi anche nel distinguere chi evade da chi ha ricevuto una richiesta errata o vuole regolarizzare una posizione pregressa. È proprio a partire da queste criticità che PRT aveva proposto un reset ordinato della situazione tributaria, chiedendo di utilizzare pienamente gli strumenti della Rottamazione Quinquies e di predisporre un regolamento comunale per estendere la definizione agevolata, nei limiti consentiti dalla legge, anche alle posizioni comunali oggi gestite da Sogert. Non abbiamo mai proposto un condono e non abbiamo mai sostenuto che chi evade non debba pagare. Il principio era l’opposto: recuperare il capitale dovuto, ridurre sanzioni e interessi dove la legge lo consente, diminuire il contenzioso, correggere le banche dati e permettere a chi vuole mettersi in regola di farlo. Un reset ordinato dopo anni di conflittualità. L’Amministrazione ha invece aderito alla Rottamazione per i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, senza adottare finora quel regolamento comunale che, secondo PRT, inciderebbe molto più direttamente sulle posizioni con cui numerosi contribuenti taorminesi si sono confrontati in questi anni. Quella scelta non risolve il problema che abbiamo posto. La pressione e i disagi che hanno caratterizzato il rapporto tra Comune e contribuenti riguardano soprattutto le posizioni comunali e la riscossione locale. È lì che serviva intervenire”.
“Mentre PRT proponeva questo percorso – dice il consigliere – ho ricordato le dichiarazioni rese dal sindaco fuori Taormina, dove la città è stata descritta come caratterizzata da una corruttela elevata e da livelli di evasione prossimi all’80%. È una contraddizione che continuiamo a considerare grave. Non si può raccontare fuori Taormina un’intera comunità attraverso l’evasione e poi non utilizzare fino in fondo gli strumenti che possono aiutare a recuperare il dovuto e riportare cittadini e imprese nella regolarità. Combattere l’evasione significa colpire chi evade. Non significa mettere Taormina sul banco degli imputati”.
“È qui che, per PRT, il tema tributario incontra quello delle partecipate. Il piano economico con cui è stata costituita Equità Urbana prevede che circa il 60% dei ricavi derivi dagli aggi della riscossione coattiva. E allora il problema politico è evidente: se una vera Rottamazione dei crediti comunali riduce la morosità e la necessità di ricorrere alla riscossione coattiva, riduce anche una delle principali fonti di ricavo su cui è stato costruito il modello economico della società. Per PRT il rapporto tra le due questioni non può essere ignorato. Non possono essere i cittadini a dover restare morosi per tenere in piedi Equità Urbana. Se il modello non regge senza una forte componente di riscossione coattiva, è il modello della società che va messo in discussione. Abbiamo costituito una società, nominato un CdA e costruito un piano economico che dipende in larga parte dagli aggi della coattiva. A quel punto la domanda diventa inevitabile: Equità Urbana serve a ridurre la morosità oppure la morosità serve a giustificare Equità Urbana? Se il secondo elemento diventa necessario per sostenere economicamente la società, allora il rapporto tra amministrazione e cittadini è stato completamente rovesciato. Equità Urbana è soltanto una parte di un problema più ampio. Nell’ultimo anno sono state costituite nuove strutture per gestire servizi sociali, patrimonio, cultura e riscossione, con nuovi organi di governance, nuovi costi e un progressivo trasferimento all’esterno del Comune di funzioni, risorse e personale. Parallelamente, la proposta di PRT di rafforzare in maniera stabile e continuativa il controllo sulle partecipate non ha trovato accoglimento in Consiglio comunale. Il rischio è costruire una macchina sempre più articolata e costosa mentre il Comune perde progressivamente capacità operativa. Le partecipate dovrebbero essere strumenti del Comune per servire meglio i cittadini. Non possono diventare strutture da alimentare economicamente, fino al punto di piegare le politiche pubbliche alle esigenze della loro stessa sopravvivenza”.
“Dai rifiuti ai parcheggi, dalla mobilità ai tributi fino alle partecipate – conclude Manuli – troppe volte abbiamo visto lo stesso metodo: prima viene costruito il modello, poi ai taorminesi viene chiesto di adattarsi. Noi pensiamo che amministrare significhi esattamente il contrario. Le regole, i servizi, le aziende pubbliche e le società partecipate devono essere costruiti intorno alle esigenze della comunità. L’Amministrazione deve essere al servizio dei cittadini. Non possono essere i cittadini a essere messi al servizio dell’Amministrazione e delle strutture che essa ha creato”.





