Taormina. Papa Giovanni Paolo II frequentava negli Anni Sessanta uno dei più rinomati alberghi taorminesi. Lo ricorda Pippo Picone, che può vantare una carriera di rispetto nell’ambito dell’ospitalità, tanto che ha ricoperto l’incarico di direttore e manager di numerose strutture ricettive. “L’allora vescovo e futuro grande Papa, Karol Wojtyla – scrive Picone in un suo racconto – nel novembre 1965, veniva spesso in un noto hotel cittadino a 5 stelle per incontrare, essendo alloggiato in un albergo di Giardini Naxos e visto che la moglie del titolare era polacca, il cardinale canadese Maurice Roy. Non alloggiava nell’albergo, ma sempre cliente era, poiché insieme al cardinale, un pasto lo consumava giornalmente. Nonostante siano passati 48 anni, ricordo la sua presenza come fosse ieri. Un giorno gli chiesi: perché non fa il Papa?. Lui, col suo bel sorriso e il poco italiano che parlava, mi ha risposto: Pippo, prima di diventare Papa bisogna essere cardinale, come te prima di diventare direttore, devi salire ancora qualche gradino. Senza peccare di presunzione, forse sono stato proprio io, a predirgli il futuro e ancora non so il perché un giorno vedendomi corrucciato, evidentemente da Santo che era, sapeva leggere le espressioni del volto, mi ha detto: perché sei così triste? E gli ho spiegato di una mia disgrazia familiare e, lui, rendendosi conto della gravità, ha risposto: non ti devi preoccupare, vedrai che l’anima santa di tuo fratello è già fra le braccia del Signore da dove ti guarda, ti consiglia, ti guida e ti assisterà sempre”. Picone ha perso un fratello 25enne. Un ricordo questo indelebile nel suo animo. “Non so il perché – prosegue il racconto – il futuro beato mi ha chiesto la mia data di nascita e quando ha saputo che era il 22 maggio ha esclamato: tutti i giorni dell’anno sono belli, anch’io sono nato a maggio come Padre Pio, ma il giorno più bello di tutto l’anno è proprio il 22 maggio. Purtroppo per me, questa risposta se l’è portata in cielo. Il mio unico rimpianto? Non essermi fatto una foto sulla terrazza del Timeo con questo Santo mentre passeggiavamo assieme. A quei tempi, purtroppo, non avevamo i cellulari con la fotocamera!”. Un racconto questo che sicuramente fa percepire, ancora una volta, come spesso la storia sia passata attraverso la “Città del Centauro”.
Mauro Romano



