Giardini. L’enigma del sito dove erano ubicate la statua e l’altare di Apollo Archegetes simbolo di Naxos, prima colonia greca in Sicilia e le teorie dello storico Tucidite in merito sono stati i principali argomenti trattati nel corso di una conferenza realizzata al museo archeologico di Naxos. L’evento, organizzato dalla direttrice del Parco archeologico, Maria Costanza Lentini, fa parte di una serie di incontri di un progetto patrocinato dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali intitolato “Santuari e luoghi di culti: viaggio nella religione antica”. Una sala affollata di studenti universitari e docenti ha assistito all’affascinante conferenza intitolata “Tucidite e l’altare di Apollo Archegetes” magistralmente tenuta da Oswyn Murray uno dei massimi esperti mondiali della storia greca, già docente dal 1968 dell’università inglese di Oxford, membro della Royal Danish Academy e membro onorario della Scuola Normale Superiore di Pisa. Il suo intervento è stato un excursus storico sulle varie tesi inerenti le fonti delle datazioni a partire dalle quali si fanno risalire le fondazioni delle varie colonie greche in Sicilia ed in particolare quella di Naxos nonché i punti di partenza di stili come la “pittura vascolare corinzia” la cronologia delle “ceramiche” etc.. Tra i maggiori ed attendibili storici alla quale si sono riferiti molti studiosi vi è Tucidite. Su quale testimonianze si basava Tucidite e quali erano le sue fonti per la sua cronologia? Per molti anni si è ipotizzato che la maggior parte delle date antiche della storia greca si basassero su calcoli generazionali (35 anni per ciascuna generazione). Secondo la tesi sostenuta da Murray, invece, le date fornite da Tucidite non si basano su calcoli generazionali ma sono “date assolute” che derivano da fonti considerate affidabili. Ad esempio una delle fonti più attendibile è la frase che Tucidite cita in merito alla fondazione di Naxos: “I primi greci a giungere furono i calcidesi dell’Eubea salpando con Teocle come fondatore; essi fondarono Naxos e istituirono l’altare di Apollo Archegetes che esiste ancora oggi fuori dalla città…” Un’informazione che deriva da Antioco presa in considerazione e ripetuta da Tucidite che conferisce validità alla fonte. Il prof. Murray sottolinea l’importanza dell’Altare (che non è stato trovato) perché ritiene che lo storico Antioco trovò presso l’altare-Santuario una lista con le date precise per tutte le colonie siciliane in quanto Naxos era l’epicentro per i sacrifici dei theoroi che si recavano a Delfi. “Questo altare – spiega Murray – è l’unico luogo noto nel mondo coloniale dove una mentalità di gruppo veniva continuamente riaffermata, creando una rete permanente di interazione. Esso è anche l’unico luogo nel mondo coloniale dove una completa documentazione delle date di fondazione di un gruppo di colonie, con tanto di notizie sulle loro origini e nomi dei loro fondatori, avrebbe potuto sopravvivere in forma scritta. Ritengo che si possa discernere una traccia di questo atteggiamento nel monete di Naxos. Fin dall’inizio il simbolo di Naxos sulle sue monete era stato Dioniso accompagnato sul rovescio da un grappolo d’uva od un satiro. Improvvisamente, nell’ultimo periodo di coniatura prima della distruzione della città nel 420-404, vediamo comparire un nuovo simbolo: Apollo. Questo senz’altro indica un nuovo riconoscimento, in conseguenza dell’opera di Antioco, dell’importanza dell’altare di Apollo Archegete per la storia dei greci in Sicilia. Durante gli ultimi ansiosi decenni della vita della loro città, prima della sua definitiva distruzione ad opera di Dionisio I e i siracusani nel 403/2, sembra che i cittadini di Naxos, in un tentativo disperato di appellarsi al principio di sacrosantità, si appigliarono alle ricerche di Antioco per dichiarare l’importanza della propria città in quanto guardiana di Apollo Archegete e del sacro focolare di tutti i greci di Sicilia, e quindi avente diritto alla stessa sacrosantità del santuario del loro dio patrono a Delfi”.
Rosario Messina








