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Taormina. Chiesa S. Antonio da Padova: benedetta opera d’arte dello scultore Antonio Amato

di Redazione
16 Maggio 2025

Taormina. Mons. Carmelo Lupò, parroco dell’Arcipretura di Taormina, ha benedetto l’opera d’arte raffigurante Sant’Antonio, collocata nella lunetta posta sull’architrave del portone d’ingresso della Chiesa di via Dietro Cappuccini dedicata al Santo di Padova, che è stata donata alle Figlie del Divino Zelo di Taormina.

Dopo la S. Messa, si è tenuto l’evento di presentazione dell’opera d’arte ai fedeli e alla cittadinanza, in presenza dell’artista Antonio Amato che ha esposto ai presenti i motivi che lo hanno ispirato nella creazione del pannello ceramico con cui ha inteso dare a quanti si approssimano al luogo di culto un segno di accoglienza (S. Antonio è raffigurato a braccia aperte), le caratteristiche fondanti della sua fede (la mano destra indica con il libro la componente sapienziale, mentre la sinistra manifesta l’ardore dell’amore verso i fratelli attraverso la fiamma) e l’indicazione di un percorso di vita (sul petto del Santo viene raffigurata l’immagine di Cristo Pantocratore, per sottolineare la centralità della sua presenza nella vita di chi desidera seguire il cammino indicato dal Santo).

Ha preso, poi, la parola Salvatore Bombaci, che insieme alla moglie Francesca Cannavò ha donato l’opera d’arte alle FDL, per ringraziare tutti quelli che a vario titolo hanno preso parte al progetto e per spiegare i motivi che lo hanno condotto ad assumere l’iniziativa e a farsene promotore coinvolgendo nell’impresa Antonio Amato, sia per la sua elevata qualità di espressione artistica, che per la sua formazione in campo architettonico (per l’attenzione da dare al pregevole prospetto della chiesa) e religioso (per il tema sacro dell’opera da realizzare).

Mons. Carmelo Lupò, nel suo intervento, ha sottolineato l’importanza di quanto è stato realizzato che pone al centro il valore della bellezza a cui, in particolar modo oggi, bisogna fare riferimento per le scelte da compiere. Sr. Maria Purification Veramendi Eguilaz, della Comunità FDZ di Borgo alla Collina (AR), è intervenuta su delega della Superiora Generale, Madre Maria Eli Milanez, per rivolgere all’artista e al promotore dell’iniziativa il sentito ringraziamento della Congregazione, sottolineando l’importanza di S. Antonio da Padova nell’opera di Sant’Annibale Maria di Francia. Sr. Maria Virginia A. Palmones delle FDZ unendosi al messaggio della Superiora generale, ha espresso il ringraziamento della comunità per quanto realizzato dai donatori e dall’artista, soffermandosi sulle azioni compiute dalla Congregazione a Taormina nel solco di quanto voluto da Sant’Annibale. A conclusione dell’evento, che è stato moderato da Vito Livadia, si è tenuto un momento conviviale fra tutti i partecipanti.

L’OPERA D’ARTE DEL MAESTRO ANTONIO AMATO

L’opera artistica raffigurante “Sant’Antonio da Padova” collocata all’interno dell’arco ogivo ornato che sovrasta l’architrave posto sul portone della facciata principale della chiesa di Taormina

 

DESCRIZIONE PANNELLO CERAMICO

Il pannello ceramico creato nel 2024 dall’artista Antonio Amato propone un’iconografia semplice e classica della figura di Sant’Antonio da Padova. Il riferimento è anzitutto alla maniera robbiana che si inserisce nel solco del rinnovamento della tecnica del bassorilievo ceramico rinascimentale. Si tratta, quindi, di una realizzazione ceramica essenzialmente bicroma (bianca e blu), che risulta facilmente leggibile anche da discreta distanza, con il nimbo in smalto color oro. La partitura figurativa propone una forma fortemente simmetrica con il Santo raffigurato a braccia aperte che mostra un libro (la sapienza frutto dello studio) e l’ardore del suo cuore rivolto a Dio e al prossimo. Cristo è presente al centro del petto in una classica figurazione iconografica. Il volto del santo è delicato e giovanile. La composizione descritta, fortemente simmetrica, è stata scelta per permettere all’opera di inserirsi coerentemente nel lunotto ad arco acuto gotico posto sul portale principale.

Il pannello ceramico, vista la dimensione, è stato realizzato in più parti assemblate in opera. Le fasi di smaltatura sono state effettuate nei laboratori di “Ceramica & Dintorni” di Venetico Marina (per le parti bianche/azzurre) e “Terrecotte del Sole” di Santo Stefano di Camastra (per quelle in oro). La collocazione è stata eseguita nel 2025 (aprile) da “Mobiedil s.r.l.” di Gaggi, l’illuminazione da “G.E.C.A.” di Taormina. Le pratiche burocratiche di rito per l’ottenimento dell’autorizzazione da parte della Soprintendenza BB. CC. AA. di Messina sono state esperite dallo studio tecnico del geom. Fernando Curcuruto di Taormina.

DONAZIONE

L’opera d’arte è stata donata alle Figlie del Divino Zelo di Taormina dai coniugi Salvatore Bombaci Francesca Cannavò di Messina. Il marito, che ha avuto l’dea di fare realizzare l’opera all’artista Antonio Amato, si è fatto promotore dell’iniziativa presso il capitolo generale delle FDL, seguendo, poi, tutte le successive fasi dell’intervento.

CURRICULUM DELL’ARTISTA

Antonio Amato è architetto e artista. Come architetto ha lavorato per le Ferrovie italiane al restyling di alcune delle stazioni siciliane tra cui Messina, Catania, Siracusa, Taormina e a importanti riqualificazione di edifici di Palermo. In particolare è autore della nuova cappella della stazione di Messina. Ha inoltre collaborato alla stesura dei piani particolareggiati di Milazzo, Serro Bauso e Calvaruro. Numerose le personali di grafica e ceramica tra cui in particolare una sull’orto del Getsemani e una più recente sul tema della creazione. Per l’ordine religioso delle “Figlie del Divino Zelo” ha realizzato un’altra significativa opera “La Via Crucis” che è stata redentemente installata nel parco del Santuario Madonna della Guardia sito a Messina/Faro superiore.

RELAZIONE SULLA REALIZZAZIONE DELL’OPERA

L’artista che intende creare arte sacra contemporanea deve affrontare una sfida significativa: integrare la funzione liturgica dell’opera con il ricco patrimonio architettonico delle nostre città, che spazia dal paleocristiano al neoclassico, fino all’eclettismo dell’architettura contemporanea. È essenziale confrontarsi con entrambi questi aspetti per realizzare un’opera che sia coerente con la sua funzione liturgica e in armonia con l’ambiente architettonico che la ospiterà. L’immagine sacra gioca un ruolo cruciale nella definizione di un programma mistagogico: deve evocare nel fedele il mistero, incarnare le virtù e le qualità a cui aspirare, e rendere visibile l’invisibile attraverso il volto e l’atteggiamento del santo rappresentato. Un esempio emblematico di questo processo è l’arte bizantina, che trasforma la figura umana in un linguaggio mistico. In questo contesto, i santi sono raffigurati con tratti ascetici che mostrano i segni del percorso di beatificazione, rendendo visibile una trascendenza frutto di un profondo cammino interiore di fede. La composizione dell’immagine sacra è caratterizzata dal rispetto della simmetria, dalla costruzione geometrica e dall’uso di una finitura in smalto bianco che aiuta la luce diffusa a mettere in risalto i tratti spirituali del volto. Questi sono alcuni degli elementi che contribuiscono a definire un linguaggio visivo comprensibile per il fedele. Questo linguaggio è strettamente legato alla tradizione della “biblia pauperum”, l’insieme di immagini che costituiva l’apparato iconografico delle chiese medievali, con la funzione di insegnare e trasmettere i principi della fede cristiana in modo accessibile a tutti. Nel contesto architettonico, l’opera deve essere integrata in modo armonioso con l’uso di materiali, tecniche realizzative e formali ispirate allo stile architettonico dell’edificio che la ospiterà. L’opera in questione sarà collocata sul portale d’ingresso della Chiesa di Sant’Antonio da Padova a Taormina, all’interno di un timpano ogivale, e dovrà marcare l’asse funzionale dell’impianto architettonico della chiesa, affermando la simmetria compositiva che guida il fedele nell’orientarsi nello spazio sacro. L’edificio, pur avendo subito frequenti ristrutturazioni, lascia trasparire cenni del gotico regionale che caratterizza altre chiese di Taormina e della provincia (tipico l’uso di inserti in pietra lavica). Queste caratteristiche hanno informato le scelte iconografiche. Nel bozzetto, il santo è rappresentato frontalmente, in asse con l’ogiva e in perfetta simmetria. Il volto del santo richiama chiaramente l’iconografia bizantina. Le braccia, morbidamente distese verso l’esterno, mostrano simbolicamente le caratteristiche fondanti della fede del santo: la mano destra indica la componente sapienziale, mentre la sinistra manifesta l’ardore dell’amore verso i fratelli attraverso la raffigurazione di una fiamma intensa. Sul petto del santo, in asse, è collocata l’immagine di Cristo Pantocratore, sottolineando la centralità della sua presenza nella vita di chi desidera seguire il cammino indicato dal santo. Il volto del santo esprime serenità, calma interiore e pace, elementi che invitano il fedele alla riflessione e alla preghiera.

Per realizzare il pannello, si è scelto di ispirarsi alle opere della bottega dei Della Robbia, che hanno saputo reinterpretare l’iconografia sacra con risultati di grande spiritualità. Il pannello sarà quindi realizzato in bassorilievo, in ceramica smaltata bianca e azzurra, con inserti dorati che conferiscono preziosità e sacralità all’opera. La fiamma, simbolo dell’amore ardente verso i fratelli, sarà colorata con tonalità di rosso, arancio e giallo, per evidenziare l’intensità e la vivacità del sentimento rappresentato. In conclusione, l’opera proposta si inserisce armoniosamente nel contesto architettonico e, attraverso l’uso sapiente della simbologia e delle tecniche artistiche tradizionali e contemporanee, mira a creare un ponte tra passato e presente, tra l’eredità della fede e la spiritualità dell’uomo moderno. Il bassorilievo è realizzato in più parti che saranno installate sulla parete spoglia dell’ogiva all’interno del fregio gotico. La parete interessata risulta essere storicamente priva di opere d’arte ed è attualmente finita con intonaco. I pannelli, tridimensionali e vuoti sul retro, saranno montati mediante ganci e rete d’acciaio, e fissati con malta e mastice in pasta. Saranno infine stuccati con malta per fughe colorata.

LE PAROLE DI SALVATORE BOMBACI

“Da parecchi anni frequento la città di Taormina che mi ha sempre attratto per la sua bellezza e la sua storia. Il suo paesaggio unico offre uno scenario straordinario affascinando quanti vi entrano in realzione. La città è ricca di bei monumenti, chiese, palazzi, ville e case, anche grazie all’opera di molte persone che hanno scelto di vivere qui parte della propria esistenza. Come vi è noto, a causa dell’impegno lavorativo di mia moglie mi trovo a trascorrere parecchie giornate a Taormina e ho piacere ad andare per le diverse stradine e scale per godere del luogo, più di una volta mi sono chiesto cosa poter fare per custodire tanta bellezza dal possibile degrado e per, magari, proseguire l’opera di quanti ci hanno preceduto. Proprio in occasione di queste permanenze a Taormina ho avuto modo di visitare la Chiesa dei Cappuccini intitolata a Sant’Antonio da Padova e conoscere le suore delle Figlie dei Divino Zelo che operano all’interno della Domus Nazarena, entrando così in relazione con loro. Negli anni recenti le frequentazioni di questa chiesa si sono andate ad intensificare, in più di una circostanza ho qui rivolto al buon Dio le mie preghiere. Il fatto, poi, che il luogo di culto sia legato alla figura del messinese Sant’Annibale Maria di Francia per me, che da giovane e per lunghi anni ho frequentato a Messina la Chiesa della Consolata e l’opera di San Luigi Orione (contemporaneo e grande amico di Sant’Annibale), mi ha ulteriormente avvicinato alle vicende del sito. In una di queste giornate, nel fare rientro alla Domus Nazarena, superando l’arco dei Cappuccini, mi sono soffermato a guardare la facciata della chiesa e, in particolare, il pannello fotografico raffigurante Sant’Antonio posto sul portone d’ingresso, e mi sono chiesto se non risultava possibile in sostituzione della foto porre nell’arco un’opera d’arte più adeguata alla bellezza dell’edificio. Più di una volta mi sono interrogato sul da fare, ho incominciato a parlarne a mia moglie, che mi ha sostenuto nell’iniziativa con i suoi consigli, e poi con le suore di Taormina per conoscere cosa pensavano della mia proposta, da subito valutata positivamente. Raccolti i primi consigli e pareri favorevoli, mi sono posto il problema di individuare la persona giusta da coinvolgere nel progetto per tramutare quest’idea in una possibile realtà. Ho la fortuna di conoscere parecchi artisti, necessitava però individuare un soggetto che non avesse solo elevata qualità artistica ma che potesse prendere parte al progetto grazie, anche, ad una formazione in campo architettonico (per l’attenzione da dare al pregevole prospetto della chiesa) e religioso (per il tema sacro dell’opera da realizzare). Da subito ho ritenuto Antonio Amato l’artista giusto e l’ho coinvolto. Lui è capace di esprimere la sua arte attraverso la ceramica piuttosto che in maniera grafica o pittorica, è, anche, un architetto ed ama lo studio della teologia. Come architetto, ritengo doveroso evidenziarlo, Amato è già legato alla città di Taormina, si deve a lui, quale professionista delle Ferrovie dello Stato, la salvaguardia e valorizzazione dell’edificio della sua stazione ferroviaria, ho avuto il piacere di vedere i disegni del progetto di ristruturazione fatto da Amato, già solo quelli meriterebbero di essere meglio conosciuti con un’apposita pubblicazione. Antonio, poi, grazie ai rapporti con lui vissuti, è per me un maestro non solo in campo artistico ma di vita. Lo ringrazio pubblicamente, l’ho già fatto più volte di persona, per avermi detto di si nell’ottobre del 2023 quando in maniera estemporanea all’uscita di un concerto gli ho parlato dell’idea e gli ho fatto vedere qualche foto della chiesa, ha messo da subito a disposizione del progetto la sua arte e la sua competenza per realizzare quello che potrebbe essere definito un sogno. Gli dico ulteriormente grazie per aver accettato e portato avanti l’incarico con grande generosità. Nel confronto che si è aperto con l’Ordine delle FDZ per la realizzazione dell’opera Antonio Amato è stato determinante, a tal proposito, dallo scambio di comunicazioni che si sono avute, mi piace riportare le parole della superiora generale Madre Maria Eli Milanez sulla mail inviatami il 9 settembre 2024: Gentile signor Salvatore Bombaci, abbiamo preso in considerazione il nuovo bozzetto di Sant’Antonio che verrà collocato nella lunetta del portale della chiesta di sant’Antonio a Taormina. Gli spunti sul contenuto teologico spirituale inviatoci dall’artista Antonio Amato, che fanno riferimento all’iconografia mariana, in comparazione a Sant’Antonio come “Odegitria, colui che indica la strada, ci ha convinto. L’esimio artista, pertanto, può proseguire l’idea originale. La ringraziamo e auguriamo ogni bene del Signore. L’opera creata da Antonio Amato raffigurante Sant’Antonio da Padova è oggi a Taormina, a distanza di circa un anno e mezzo, una realtà (chissà, forse anche il nome che lo accomuna a quello del Santo lo legava da sempre a quest’impresa). In chiusura è doveroso da parte mia rivolgere un sentito ringraziamento: all’opera delle Figlie de Divino Zelo, alla Madre Maria Eli Milanez e alle componenti del Consiglio dell’Opera, per aver accolto è fatto propria la proposta; alla Sovrintendenza dei BB.CC.AA. di Messina che ha concesso l’autorizzazione alla collocazione del pannello ceramico; a suor Purification e a suor Virginia per aver seguito con amorevole attenzione l’iter del progetto assicurando la loro vicinanza e le loro preghiere nei momenti difficili che si sono presentati; alle ditte “Ceramica & Dintorni” di Venetico Marina e “Terrecotte del Sole” di Santo Stefano di Camastra che hanno collaborato al progetto nelle fasi di smaltatura della ceramica realizzata da Amato; al geometra Fernando Curcuruto che con disponibilità ha esperito le pratiche di rito presso la Soprintendenza; al sig. Marco Mobilia e ai tecnici della sua impresa che hanno curato la collocazione dell’opera; alla ditta G.E.C.A. (degli amici Claudio Mazza, Peppe Sapuppo e Antonio Sterrantino) che, in modo gratuito, ha provveduto alla realizzazione dell’impianto di illuminazione. Consentitemi, infine, una raccomandazione, amate Taormina, abbiamo tutti il comune compito di preservarla e tramandarla sempre più bella per le generazioni che verranno”.

Tag: Mons. Carmelo LupòTaormina
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