
Taormina. Da Paolo Restuccia, membro del Consiglio Pastorale Parrocchiale di Taormina, riceviamo e pubblichiamo: “Caro Saro, ho appreso, leggendo come sempre il tuo giornale on line Vai Taormina, la notizia di un possibile trasferimento del nostro parroco Padre Salvatore Sinitò. Vorrei condividere nel tuo seguitissimo giornale le mie riflessioni in merito, come stretto collaboratore di Padre Salvatore e membro del Consiglio Pastorale Parrocchiale, facendomi portavoce anche di tanti altri parrocchiani con cui ho avuto modo di confrontarmi e che mi hanno espresso tutta la loro perplessità sulla strana vicenda. Puntualizzo che essendo ancora questa notizia una voce di corridoio mi limito a proporre le mie opinioni in merito, augurandomi che questo sia solo un falso allarme. Taormina, infatti, è città di chiacchiere e maldicenze. Appena sono venuto a conoscenza del possibile trasferimento dello stimato Padre Salvatore, sono andato a ricercare sul Codice di Diritto Canonico i motivi validi per cui i vertici religiosi possano rimuovere un sacerdote dalla Parrocchia affidatagli. Can. 1741 Le cause, per le quali il parroco può essere legittimamente rimosso dalla sua Parrocchia, sono principalmente queste: 1) il modo di agire che arrechi grave danno o turbamento alla comunione ecclesiale; 2) l’inettitudine o l’infermità permanente della mente o del corpo, che rendano il parroco impari ad assolvere convenientemente i suoi compiti; 3) la perdita della buona considerazione da parte di parrocchiani onesti e seri o l’avversione contro il parroco, che si preveda non cesseranno in breve; 4) grave negligenza o violazione degli uffici parrocchiali, che persista dopo l’ammonizione; 5) cattiva amministrazione delle cose temporali con grave danno della Chiesa, ogni volta a questo male non si possa porre altro rimedio. Analizzando questa norma, punto per punto, e conoscendo molto bene Padre Salvatore e la situazione ecclesiale taorminese non ho trovato niente che giochi a sfavore del Rev. Don Sinitò. La comunione ecclesiale, che è il primo fattore menzionato dal Codice, è stata, fin dall’inizio del suo mandato, favorita e promossa nonostante l’oceano impetuoso che è la Chiesa taorminese fatto di religiosi poco collaborativi, laici pieni di sè, scrittori di lettere anonime, gruppi ecclesiali poco aderenti al Vangelo legati spesso al tradizionalismo e con poca apertura agli orizzonti universali della Chiesa. In questo clima, sicuramente non facile, Padre Salvatore è stato da buon pastore fermo e deciso. Sono espressione di questo suo desiderio di comunione il Consiglio Pastorale Parrocchiale (prima inesistente) e la riorganizzazione degli orari delle messe e della catechesi. Per l’inettitudine e l’infermità, non mi soffermo oltre, essendo possibili cause che palesemente non riguardano Padre Sinitò, almeno che non si debba considerare come infermità permanente la stanchezza giornaliera di un ministro di Dio chiamato a servire una realtà molto vasta e con mille richieste come è la nostra, ma non credo sia il caso. La perdita della buona considerazione, potrebbe essere motivazione valida. Padre Salvatore, infatti, ha sicuramente un merito: quello di aver scosso le coscienze. E i fedeli che non sono disponibili ad una conversione totale e radicale, che non hanno voglia di mettere in discussione la loro vita di fede, si ribellano ad un sacerdote che richiama continuamente a mutare gli atteggiamenti negativi per seguire gli insegnamenti del Vangelo e sprigionano tutte le loro abilità nella maldicenza e nella calunnia. Donne, figli, soldi sono corredo necessario di ogni buon sacerdote che compie bene la sua missione. Di qualcosa bisogna pur (s)parlare, del resto. Gioca a suo favore il fatto che alcune persone sono, secondo il mio modestissimo modo di vedere, poco serie. La solerzia con cui, Padre Sinitò, svolge i ruoli che gli competono come guida della Chiesa taorminese, lasciano fuggire ogni ombra di dubbio su una discordanza col quarto punto del canone sopra citato. Celebrazione attenta e dignitosa dei sacramenti, cura della pastorale, grandissima meticolosità in tutto ciò che riguarda l’amministrazione, cura degli archivi e del patrimonio artistico e culturale della chiesa. Le doti di don Salvatore superano di gran lunga l’essenziale richiesto ad un qualsiasi sacerdote. Parlano della sua correttezza nello svolgere gli uffici che gli competono i bambini del catechismo che gremiscono la Messa domenicale, i genitori che ritornano alla fede, le innumerevoli persone che vengono a confidarsi con lui, i numerosi matrimoni celebrati sempre con diligente cura delle pratiche. Sulla buona amministrazione dei beni temporali della Chiesa sono le stesse pietre delle chiese che gridano le capacità del Rev. Sinitò. La chiesa di Santa Domenica è ritornata un luogo di culto degno di questo nome e allo stesso modo la chiesa di San Michele che è stata per 20 anni copia conforme della capanna di Betlemme. Il cinema parrocchiale, unico locale a disposizione della Parrocchia, portato – da magazzino che era – a locale accogliente e decoroso. Le casse della Parrocchia riescono largamente a coprire le spese ordinarie ed è stato creato l’apposito Consiglio degli affari economici (prima inesistente) che registra con diligenza le entrate e le uscite della Parrocchia di Taormina. E a proposito di economia ricordo che sono numerosi i poveri che vanno avanti con la carità del parroco: mai nessuno, e sottolineo mai, è tornato a casa a mani vuote. Sono consapevole di essermi dilungato, ma era un’analisi necessaria, per chiarire la situazione. Che dire di più? Se verranno rispettati i sacri canoni Padre Salvatore non ha nessun presupposto per andare via da Taormina e qualora i sacri canoni non vengano rispettati andrà via a testa alta, con nessun crimine sulle spalle, pronto, in forza della sua indiscussa obbedienza, a servire ancora la Chiesa Messinese e a continuare a fare il bene altrove, come ha fatto qui a Taormina. Sperando sempre che sia una malevola voce di corridoio. Grazie per l’ospitalità. Paolo Restuccia”.








