
Taormina. Ancora novità dal Museo delle Belle Arti e del Grand Tour della città di Taormina. L’Attenzione della direzione del Museo si è concentrata, negli ultimi anni, su Wilhelm von Gloeden.
“Il 2 luglio del 2024 – spiega Franco Spadaro, direttore dei Casa Cuseni – è stata ospitata la prima edizione del Premio Internazionale Wilhelm von Gloeden, il 23 giugno 2025, la seconda edizione del Premio. Entrambe le manifestazioni sono state organizzate dall’Associazione Culturale Jaques Fersen. Il 12 dicembre 2024, il museo ha ospitato Giovanni Dall’Orto (uno dei massimi studiosi di von Gloeden) e Barbara Cattaneo, una storica dell’arte dell’Università La Sapienza di Roma che sta studiando il Fondo Gloeden presente alla Fondazione Alinari per la Fotografia di Firenze. Nel corso della serata si è discusso dei rapporti professionali dell’artista con i fotografi taorminesi Giuseppe Bruno, Giovanni Crupi, Giovanni Marziani, Gaetano d’Agata e con il cugino Wilhelm von Plüschow ma anche di spazi interdisciplinari e pratiche sostenibili applicati all’analisi e alla conservazione dei negativi dell’archivio di Wilhelm von Gloeden, contestualizzazione storica e artistica, nuovi elementi biografici, analisi delle relazioni iconografiche al fine di contribuire alla ricostruzione filologica dell’attività fotografica. Presentati tre inediti di von Gloeden, due di proprietà della Fondazione Alinari per la fotografia, due stampe di cm 18×13 e la celebre autocromia di proprietà del Museo di casa Cuseni, ad oggi l’unico lavoro a colori noto e pubblicato di Wilhelm Von Gloeden. L’autocromia è un procedimento di fotografia a colori basato sulla sintesi additiva. Inventato nel 1903 dai Fratelli Lumiere fu introdotto sul mercato nel 1907, rivoluzionando il campo della fotografia a colori e diventando ben presto popolare, nonostante il costo e la complicazione. Albert Kahn, banchiere filantropo francese, dal 1909 iniziò ad inviare fotografi in una cinquantina di Paesi allo scopo di costituire un grande archivio fotografico. ll principio su cui si basava l’autocromia era quello della sintesi additiva spaziale, poiché i colori che apparivano sulla lastra autocroma erano ottenuti grazie a un mosaico di piccolissimi filtri costituiti da granelli di fecola di patate colorati in verde, blu-violetto e arancione. Questi granelli venivano stesi su un supporto di vetro in uno strato sottilissimo, in modo che non si sovrapponessero, ma risultassero giustapposti. Gli interstizi venivano poi riempiti con nerofumo. Sullo strato di granelli di fecola veniva poi stesa una emulsione fotografica in bianco e nero; un processo che appare complicatissimo e molto costoso”.
“Fino a qua è storia certa – prosegue Spadaro – quello che non torna, invece, è il numero limitato, forse non più di cinque, di autocromie a colori prodotte dal Barone von Gloeden. L’autocromia esposta al Museo di Casa Cuseni è certamente opera di von Gloeden, lo dimostrano i segni sulla lastra fotografica dovuta allo chassis e ai i fermi che, avendo hanno forme particolari, creavano segni particolari che ci hanno permesso la ricostruzione di serie e legami fra gli scatti. La lastra, pertanto, viene dalla macchina originale di von Gloeden, come anche il luogo, già utilizzato per altre pose. Tutti gli esperti concordano. Ma se il lavoro finale è questo che vediamo, una meravigliosa sintesi additiva di colori, perché il barone non ha continuato? Forse, ma qui siamo nel campo delle supposizioni, possibili, ma pur sempre semplici supposizioni, un team di fotografi, forse gli stessi inviati dal banchiere filantropo francese, hanno dato al Barone il supporto tecnico necessario per lo sviluppo a colori. In questo caso lo scatto dovrebbe essere del 1909-1910 e non del 1907-1908 come in una prima ipotesi di studio. Certamente, il non aver riprodotto lavori a colori inequivocabilmente attesta che Wilhelm von Gloeden non ha avuto più il supporto tecnico necessario per lo sviluppo delle complesse autocromie, continuando comunque le sue sperimentazioni che lo hanno reso celebre nel mondo”.
Il Museo di Casa Cuseni, nel ciclo delle mostre On Demand, espone la lastra autocromica di Wilhelm Von Gloeden. L’esposizione è permanente. Per poter visionare la lastra è necessario prenotare la visita con il direttore del Museo, Franco Spadaro.



